Costano complessivamente 109 milioni di euro gli stipendi dei dipendenti degli enti regionali. 109 milioni di euro che serviranno a pagare 30 mila persone da gennaio scorso) fino a giugno(compreso). E’ questa la parte essenziale della manovra salva stipendi che è in discussione in Commissione Bilancio. Stralciata la Finanziaria bis che vedrà la luce sotto forma di manovra ter (chissà quando), si tenta di salvare almeno gli stipendi prima delle elezioni europee.

Fra questi ci sono anche i teatri che prenderanno somme variabili da questa manovra. Al Bellini di Catania andranno quasi 7 milioni, oltre 4 milioni all’Orchestra sinfonica di Palermo (FOSS) la metà, poco più di 3 milioni e mezzo andranno al Massimo di Palermo. meno di 2 milioni e mezzo, invece, vanno al Vittorio Emanuele  di Messina e, infine,m un milione e mezzo al Biondo stabile di Palermo.

Ma la manovra complessivamente vale 136 milioni. Gli altri 27 serviranno per varie categorie di precari e servizi generali.  17 milioni per i Forestali, 3 per i Consorzi di bonifica,  6 e mezzo milioni per l’Eas e mezzo milioni per i trattoristi Esa.

Ma tutta questa manovra stilata in emergenza e portata all’Ars a “spizzichi e bocconi” non convince i sindacati. “E’ arrivato il momento di dire la verità sulla situazione economica della Regione, solo partendo da un’operazione trasparenza si potranno infatti trovare misure e correttivi che consentano di venire a capo di questa pericolosissima situazione di stallo che si è determinata, andando oltre le soluzioni tampone”.

Tocca alla Cgil per bocca del segretario generale Michele Pagliaro, rivolgersi al presidente della Regione e all’Assessore all’Economia Roberto Agnello: “Si ha la sensazione- dice Pagliaro- che finora la grave crisi economica della nostra regione sia stata minimizzata e ad essa sia stato messo il silenziatore. Il risultato è un campare alla giornata, che quando risolve qualche problema, anche le retribuzioni,  lo fa in via provvisoria, rimandando il complesso delle soluzioni. Questo è inaccettabile in una situazione di grave crisi come quella che vive la Sicilia”.

Pagliaro osserva che “i ritardi dei pagamenti e le mancate retribuzioni, rischiano di accelerare la spirale recessiva, innescando un circuito vizioso da cui potrebbe diventare sempre più difficile uscire e alimentando la tensione sociale”.

Il segretario della Cgil rileva anche le ricadute negative sui servizi che si rischiamo per la mancata approvazione della manovra. “Questo riguarda anche la sanità- osserva Pagliaro- settore in cui la mancanza di risorse per forniture e  materiali può avere ricadute sull’utenza. Si aggiunge L’Eas che garantisce il servizio idrico a  una quarantina di comuni per un totale di 50 mila utenze. Ci sono poi a rischio- dice ancora Pagliaro- i servizi alle imprese erogati dalle Camere di Commercio e quelli delle ex Asi all’industria. Per citare solo qualche altro settore in difficoltà Ersu, teatri”.

Pagliaro chiede “responsabilità” alla politica. “E’ inutile nascondersi dietro un dito- afferma- o dietro parole sempre più inconsistenti. La situazione è grave, non si cerchino palliativi ma soluzioni concrete in tempo reale”.