La commissione Affari Istituzionali dell’Ars ha rispedito al governo regionale le nomine dei manager della sanità siciliana, chiedendo un ulteriore approfondimento dei requisiti dei cinque nominativi presenti nell’elenco.

“Dopo i numerosi strafalcioni del passato – dice Vincenzo Figuccia, vicepresidente della I commissione dell’Ars – chiediamo all’esecutivo la massima serietà operando più attente verifiche”.

“Nessun attacco al presidente della Regione ma solo un atto dovuto – dice il presidente della Commissione affari istituzionali Antonello Cracolici – il cuperliano che ha da poco fatto pace con Crocetta -“.

Che si tratti di un problema tecnico o politico il fatto resta. La sanità siciliana non vede pace e in particolare quella catanese che resterà ancora senza guida.

Le nomine bloccate in particolare sono 5. Si tratta dei manager scelti con il provvedimento della precedente giunta regionale, varato il 7 ottobre. tutto prendeva le mosse dall’esigenza di sostituire Paolo Cantaro e Angelo Pellicanò già nominati al policlinico universitario di Catania ed all’ospedale Cannizzaro del capoluogo etneo. le loro nomine, però ritardarono e nel frattempo arrivò il decreto renzi che vietava di nominare ai vertici di aziende pubbliche funzionari in pensione.

Ne nacque una diatriba al termine della quale sembrava che tutti i pareri dicessero che cantaro e Pellicanò potevano insediarsi tranne quello preso in esame dalla giunta nel revocarli. Così il 7 ottobre si decise per un giro di valzer e la nomina di 5 manager.

Si tratta di Ida Rossi alla guida dell’Asp di Catania, Giampiero Bonaccorsi al Policlinico universitario di Catania, Francesco Garufi all’ospedale Cannizzaro di Catania, Giovanna Fidelio all’Asp di Enna e Carmelo Iacono all’Asp di Caltanissetta.

Ma ora la Commissione vuole vederci chiaro e chiede alla segreteria di Palazzo d’Orleans prima di inviare i provvedimenti di revoca di Pellicanò e cantaro e poi di chiarire alcuni aspetti formali e curricolari delle nuove nomine e dei nominati.ù

Slitta tutto ancora una volta, dunque, e intanto la sanità resta a guardare