“La riforma è riuscita solo a metà. E la Sanità è ancora vista dai siciliani come qualcosa di lontano. Serve un netto cambio di rotta”. Il segretario regionale della Cisl Fp Gigi Caracausi ha aperto così il convegno che il sindacato ha organizzato questa mattina all’Astoria Palace Hotel.

Nella folta platea, direttori generali delle Asp e delle aziende ospedaliera siciliane, oltre a dirigenti della Sanità dell’Isola. “La legge 5 del 2009 – ha spiegato il segretario regionale della Cisl Fp Gigi Caracausi – deve essere sottoposta a un intervento di manutenzione. Se, infatti, sono stati centrati alcuni obiettivi di carattere economico e finanziario, coincidenti col rispetto dei vincoli del Piano di rientro, lo stesso certamente non si può dire per quanto riguarda i servizi ai cittadini”.

Presente anche il segretario regionale della Cisl, Mimmo Milazzo: “La vera scommessa della Sanità siciliana – ha detto – non è quella di tagliare indiscriminatamente, ma di riqualificare la spesa. Individuare, cioè, le vere sacche delle spreco e intervenire. Non a caso – ha aggiunto – abbiamo caldeggiato a lungo l’istituzione della Centrale unica degli acquisti, che è approdata in Finanziaria. Adesso porteremo avanti dei monitoraggi nei territori, e a novembre ci presenteremo all’assessore regionale con dati, racconti e una fotografia fedele dello ‘stato di salute’ della Sanità”.

È intervenuto anche il segretario confederale della Cisl Maurizio Bernava: “Abbiamo saputo che il governo Renzi vuole tagliare ancora la spesa sanitaria in rapporto al Pil. Si tratterebbe di un vero e proprio massacro. E in Sicilia, l’assessore Borsellino ci è sempre apparsa più impaurita che convinta delle scelte”. Ospiti del convegno anche il segretario generale nazionale della Cisl Fp Giovanni Faverin che ha puntato l’attenzione sull’importanza delle “relazioni umane” all’interno del mondo della Sanità, e Domenico Mantoan, direttore generale dell’Area Sanità e Sociale de Veneto che ha presentato i risultati ottenuti dalla Sanità della sua Regione: “In Italia bisogna cambiare il modello: servono più infermieri a sostegno dei medici”.