A nulla è servita la disponibilità mostrata dall’ex presidente dell’Ars, Francesco Cascio (transitato nel frattempo dal Pdl a Nuovo centrodestra) che all’indomani delle notizie sull’avvio dell’inchiesta sull’uso dei fondi per i gruppi parlamentari dell’Ars, si presentò in Procura offrendo ai magistrati del pool che indaga sui resti nella pubblica amministrazione tutta la propria collaborazione. A depositare carte, a offrire pezze d’appoggio che hanno consentito ai magistrati di Palermo – oggi  – di portare a termine un’inchiesta che rischia di spazzare via – almeno in termini di immagine – un Parlamento come quello siciliano che ha appena approvato i tagli ai costi della politica. Subordinandone però l’attuazione completa al 2017.

Il tema è sempre quello: l’uso dei fondi pubblici quando in contemporanea – con una tempistica a dir poco studiata – si approva una legge di stabilità siciliana fatta di tagli a sangue nel cuore dell’economia isolana. Prova più di ogni altra cosa è la“finta” del reddito minimo garantito che garantisce (la ripetizione è voluta) la prebenda di appena 400 euro a nucleo familiare disagiato. A conti fatti – come racconta il nostro giornale – nella migliore delle ipotesi, offrendo cioè un contributo di 400 euro a famiglia “fino a esaurimento scorte”, i nuclei familiari che potranno beneficiarne – con una dotazione di 15 milioni di euro per un anno – sono appena 3125. Calcolatrice alla mano.

L’inchiesta dunque, fatti i dovuti distinguo e cristallizzando le posizioni personali di ciascuno degli 83 deputati coinvolti su 90 che hanno operato nella scorsa legislatura, ripropone lo stesso, misero copione: un Parlamento che propone di dar da mangiare brioche a un popolo affamato di pane. Per questo fanno scandalo le borse Louis Vitton, i conti pagati in gioielleria, i completini intimi o ancora di più il conto di un euro – un caffè a caro prezzo – inserito fra i rimborsi che l’assemblea siciliana doveva girare ai gruppi parlamentari dell’Ars. Uno scontrino miserevole. Anzi miserabile come rischia di apparire a tutti il Parlamento siciliano.

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