Sulla contestazione a Torino di Schifani a mio parere occorre necessariamente fare dei distinguo.

È pur vero che a tutti dovrebbe essere concesso di esprimere il proprio sacrosanto pensiero ma è altrettanto vero che i “trascorsi e le frequentazioni” di un uomo non possono e non devono essere ignorate anche se costui, nel caso di specie, rivesta la seconda carica della Stato.

Ma a tutto questo aggiungo che il senatore Schifani, vivendo in una realtà come quella palermitana non poteva non sapere che i suoi assistiti o le persone coi quali condivideva rapporti societari, erano in odor di mafia. Ad onore del vero, questo non dovrebbe costituire pregiudizio alcuno e quindi Schifani non dovrebbe assolutamente rendere conto a nessuno del suo passato, peraltro sino ad oggi, ritenuto legittimo. E, tuttavia è la sua carica che richiama alla mente il suo passato, lo ribadisco, sinora legittimo.

Il nocciolo del problema è nel peccato originario. Era congruo affidare la seconda carica dello Stato ad una persona “murmuriata”? (chiacchierata).

Ovviamente, una volta seduto nel secondo scranno più alto, ha diritto di parola: diritto che nessuno deve arroccarsi il diritto di sopprimere. Possiamo dibattere quanto vogliamo ma Schifani, aveva diritto di parlare e, badate che io condanno non solo a Cosa nostra ma anche coloro che a qualsiasi titolo hanno o continuano ad avere rapporti con gli uomini d’onore.

Poi, se taluno riporta delle condanne per mafia come l’altro senatore Marcello Dell’Utri e pretende di tenere pubblico dibattito, ebbene non deve meravigliarsi se lo contestano. Anzi dovrebbe, per dirla alla palermitana, “canziarsi”, ovvero mettersi da parte, sino a quando la Cassazione non si pronunci. Quindi il problema non esiste.

Invece, per Schifani è molto diverso: il senatore aveva ed ha diritto di parlare. Semmai è stato uno sbaglio politico invitarlo alla festa del PD, come sono state sbagliate le parole pronunciate da Fassino nei confronti dei contestatori. Loro non potevano dissentire sulla presenza di Schifani?

Nessuno pensa, ad esempio, che in questo momento nel nostro Paese c’è una gran voglia di verità su tutte le tragedie consumate negli ultimi 30 anni e segnatamente quelle riferite alle stragi mafiose? Gli animi delle persone oneste sono esacerbati dalle notizie che provengono dagli inquirenti sulle “verità” delle stragi.

Penso che la contestazione a Schifani sia nata proprio per il “riposo sabbatico” assunto in questi anni dallo Stato, che si è dimostrato dormiente nel ricercare la verità sulle stragi e poi perché egli rappresenta un partito che della Giustizia ne ha tratto notevoli vantaggi, editando leggi ad personam. A tutto questo deve necessariamente aggiungersi il “passato” di Schifani.