Parlare della Magistratura Onoraria in Italia non è semplice, ma la si potrebbe riassumere con la seguente espressione: “Giudici in prima linea a costo zero”. Essa è composta, essenzialmente, da due figure: Vice Procuratori Onorari (VPO) e Giudici Onorari di Tribunale (GOT), sia civili che penali; poi, ci sono anche i Giudici di Pace, ma quella è un’altra storia, anch’essa anomala.

Di certo, è una figura lavorativa atipica, ma tanto comoda alla Giustizia Italiana e, nello specifico, alla Magistratura Togata che scarica molto del suo lavoro sulle spalle dell’Onoraria. A Palermo, ogni VPO arriva a trattare una media di 250/300 processi al mese, svolge indagini, coadiuva il P.M. togato in processi di particolare importanza ed ha una competenza in ordine a reati che prevedono la reclusione fino a dieci anni, come per esempio: omicidi colposi, anche per colpa medica o per infortuni sul lavoro, estorsioni, furti, rapine, ricettazioni, diffamazioni (anche a mezzo stampa), ingiurie, stalking, maltrattamenti, lesioni, spaccio di stupefacenti, reati finanziari, truffe, favoreggiamenti o false testimonianze – anche nei casi in cui derivino da processi trattati in Corte di Assise, che abbiano avuto ad oggetto omicidi volontari o sequestri di persona o in genere reati che, prevedendo una pena detentiva superiore a dieci anni, fanno scattare una competenza superiore a quella del Tribunale Monocratico – per citarne soltanto alcuni.

E’ intuitivo che, per sostenere in giudizio l’accusa in ordine a tali diversificate fattispecie delittuose, occorrono professionalità, studio e capacità di saper padroneggiare l’udienza in cui vi sono imputati, anche pericolosi, e numerosi testimoni che si avvicendano.

Processi di questo tipo, però, se da un lato possono essere professionalmente gratificanti, dall’altro, presentano diversi inconvenienti, non di scarsa importanza, che possono sintetizzarsi nella totale assenza di qualunque forma di garanzia e sicurezza, dato che la faccia vista in udienza è principalmente quella del VPO e non quella del togato.

Non sono stati infrequenti, infatti, episodi che hanno visto coinvolti, loro malgrado, VPO come vittime di minacce, ingiurie, pedinamenti etc., da parte di imputati e/o loro familiari, sia all’interno che all’esterno delle aule di Tribunale.

Ogni VPO, inoltre, è impegnato nel suo lavoro quotidianamente atteso che, a parte la presenza in udienza, la sua attività consiste anche, e soprattutto, nello studio di circa 25/30 processi ad udienza, effettuato nei giorni precedenti.

Tutto questo lavoro viene svolto per la modica cifra di circa 1.000 euro al mese (al lordo delle imposte), senza contributi previdenziali o assistenza o malattia o maternità, senza, dunque,tutti quei diritti che sono, comunque, riconosciuti a qualunque lavoratore dalla nostra stessa Costituzione.

Qualcuno potrà dire che quella del magistrato onorario doveva essere una figura temporanea, ma così, in realtà, non è stato, dato che vi sono VPO e GOT che svolgono le loro rispettive funzioni, con dedizione assoluta, da più di 10 o anche 15 anni; altro che temporaneità dell’incarico!

Non solo, ma con il passare del tempo, le originarie competenze dei VPO sono state ampliate tant’è che, oggi, vengono impiegati anche per svolgere le indagini in ordine ai reati di competenza dei Giudici di Pace e per gli affari civili, oltre che per coadiuvare i P.M. Togati; tutto questo, si ribadisce ancora una volta, “a costo zero”, ponendo in essere un assurdo paradosso: “Lo Stato crea lavoro nero”, soprattutto se si tiene conto del fatto che i VPO sono anche chiamati a chiedere condanne per quei datori di lavoro che assumono in nero personale ovvero che non versano i contributi previdenziali e/o assistenziali!

Alla luce di quanto sopra illustrato, ha destato non poche perplessità la recente proposta di riforma dell’aprile 2014, che sembrerebbe eliminare il problema alla radice creando una specie di ufficio del Giudice in cui, non si capisce bene in che termini, le figure onorarie potrebbero o meno muoversi.

Non si comprende se vi sia l’intenzione di utilizzare gli onorari in carica perché mettano a disposizione la professionalità acquisita nel tempo o se si debba iniziare “ex novo”, dato che sembra ormai una certezza lo stanziamento di “sette milioni di euro agli stagisti”. Ma non siamo in un periodo di “spendig review”?!?

La Magistratura Onoraria in Italia rappresenta quasi la metà della Magistratura Italiana, con un carico processuale notevole (circa il 90% dei procedimenti monocratici); ne deriva che, al di là delle critiche quotidiane, tale figura è ormai assolutamente indispensabile per fare muovere la macchina della Giustizia e chi non comprende questo inconfutabile dato è completamente fuori dal sistema e rischia di fare inceppare quell’ingranaggio che garantisce, oggi, a tutti i cittadini che venga fatta giustizia.

La Magistratura Onoraria è ben consapevole dei propri limiti e non pretende e non chiede certo un’equiparazione a quella togata, che è vincitrice di un concorso pubblico, ma certo chiede di continuare a svolgere questo lavoro in condizioni più umane e dignitose e con il riconoscimento dei più elementari e sacrosanti diritti.

Considerando che la Magistratura Togata ha recentemente invocato il principio dell’autonomia e dell’indipendenza, allorquando si è proposto di diminuire i loro più che consistenti emolumenti per esigenze della collettività, viene da chiedersi come mai non si tiene conto di questi stessi principi quando si parla degli emolumenti spettanti ai Magistrati Onorari?

Tutto ciò premesso, si comunica che giorno 3 giugno è iniziata l’astensione proclamata da tutte le diverse organizzazioni della Magistratura Onoraria e singolarmente dalle Procure di Roma, Napoli, Milano, Salerno, Palermo ed altre, che si protrarrà almeno fino a giorno 7, contro la recente proposta di riforma della Giustizia, per manifestare il malcontento dell’intera categoria ed attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica su un numero, ormai elevato, di lavoratori “in nero”, da molti sconosciuti.