Nel giorno in cui il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, annuncia la decisione del suo partito di togliere il sostegno alla giunta Crocetta – per cui da oggi i deputati che volessero continuare a sostenerlo dovrebbero dirlo apertamente – con il governatore che risponde sarcastico “Raciti chi?”, Nello Musumeci denuncia con forza quello che, agli occhi di molti, appare come la ripetizione di una messa in scena già vista. Lo fa con un videomessaggio diffuso sulla fanpage di Facebook del leader dell’opposizione di centrodestra (più di diciannovemila contatti) il cui succo è: il Pd la smetta di confondere le acque.

“Non pensino di ripetere il teatrino messo in scena durante la scorsa legislatura, quando i Democratici ispirati da Cracolici e Lumia sostennero per tre anni il governo Lombardo, essendone il motore politico, per poi con una capriola degna di un acrobata presentare la mozione di sfiducia quando, dopo l’inchiesta che coinvolge l’ex governatore, questi era diventato impresentabile”.

“L’unica differenza con la situazione attuale  – aggiunge Musumeci nel videomessaggio – è che rispetto a Crocetta, a parte i mal di pancia legati più che altro al rimpasto della giunta, i deputati del Pd si sono limitati alle chiacchere, non facendo mancare mai il sostegno al governatore. “Avevano avuto la possibilità di votare la mozione di sfiducia che avevamo presentato – ha sottolineato Musumeci  – ma si sono guardati bene dal farlo”.

In sostanza l’ex eurodeputato, che nello scorso fine settimana ha riunito i suoi nel consueto appuntamento di fine estate a Sant’Alessio – diventato una sorta di Capalbio del centrodestra,  meno radicalchic e meno glamour ma con diversi contenuti politici in più – ha messo tutti in guardia dal rischio che, anche questa volta, si tratti di quella che in siciliano viene chiamata “schiamazza”: la schiuma bianca che si forma sulla superficie dell’acqua quando la si agita per poi dissolversi pochi secondi dopo.

Va bene che viviamo in tempi in cui le discussioni “franche e serie” di democristiana memoria sono state sostituite dagli annunci cotti e mangiati nei centoquaranta caratteri di twitter, ma un partito che voglia aprire davvero una crisi di governo –  a maggior ragione se il presidente di quel governo è un membro, autorevole, dello stesso partito – non deve far altro che andare in aula, presentare una mozione di sfiducia, chiedere la discussione, votarla e poi andare tutti a casa, a nuove elezioni.

E deve farlo proprio per smentire la teoria del teatrino, quella per cui si tratterebbe solo dell’ennesimo velo di schiumazza da sollevare, sotto il quale è nascosto il vero oggetto del contendere, nella forma di due o tre assessorati da piazzare a questa o quella corrente per poi riprendere tutto come prima.

Si vada davanti agli elettori, dice Musumeci in chiusura di videomessaggio, “gli unici a poter operare seriamente una scelta alternativa a questo governo di sinistra di cui, francamente, i siciliani non ne possono più”.