“Mentre la Sicilia muore di sete da Messina a Caltanissetta passando per Gela, il Presidente della Regione prepara un braccio di ferro esclusivamente ideologico davanti alla Corte Costituzionale per portare avanti la legge regionale sul’acqua. Il nuovo governo no può partire da questi presupposti. Si abbandoni lo scontro e si porti subito in aula una legge per riparare ai danni fatti e dare risposte ai siciliani”.

Lo dice Valeria Sudano deputato del Pd che non ci sta all’annunciato ricorso regionale contro l’impugnativa, da parte del Consiglio dei Ministri, della legge regionale sull’acqua.

E’ stato il governatore Rosario Crocetta ad annunciare alla Gazzetta del Sud l’intenzione di proseguire nell’applicazione della legge regionale sull’acqua nonostante l’impugnativa da parte del Consiglio dei Ministri. Il governatore annuncia alla stampa che la norma verrà difesa dalla Sicilia davanti alla Consulta e in attesa del pronunciamento verrà applicata ignarando le contestazioni romane.

“Si tratta di una legge che contiene disposizioni palesemente incostituzionali – sottolinea la deputata Pd – e che mostra numerosi punti di criticità anche sul fronte del rispetto della normativa Europea. Quando la legge fu votato mi rifiutai di rimanere in aula proprio perché tutti, a cominciare dai promotori, sapevano bene come sarebbe finita. Non si può continuare a fare norme solo di facciata ben sapendo che saranno impugnate”.

“L’ultima idea del Presidente Crocetta – continua la Sudano – rischia di aggiungere al danno la beffa. Applicare la norma in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale significherebbe spendere fondi comunitari con il rischio concreto che, una volta bocciata la legge, questi fondi vadano perduti e si debba restituirli alla Comunità Europea. Senza contare l’enorme rischio di danno erariale per chi firmerà i provvedimenti”.

“Si tratta dell’ennesima trovata mediatica – aggiunge – che servirà solo a proseguire nella paralisi totale di tutte le opere pubbliche anche nel settore idrico, salvo poi scaricare sui soggetti attuatori o sul governo nazionale o addirittura sui giudici della Consulta le responsabilità che portano invece una firma precisa”.

“La Sicilia è già commissariata per la depurazione così come in numerosi altri settori importanti. C’è una sola cosa da fare per recuperare credibilità e dare risposte: portare in aula all’Ars con procedura d’urgenza, come già si sta facendo con la legge sui Liberi Consorzi che sarà in discussione da martedì, la norma stralciata delle parti impugnate e che recepisca i suggerimenti giunti da Roma per poter, così, far partire le gli Ambiti Territoriali Ottimali, con questi, le opere necessarie all’Isola per superare definitivamente la crisi ma anche per una buona gestione della risorsa idrica, al giusto prezzo e senza interruzioni. Qualunque altro approccio è solo propaganda che non serve ai siciliani che attendono la normalità a partire dall’acqua che esce dai rubinetti”