Due siti diversi ma un’unica finalità, ossia stoccare e in seguito smaltire abusivamente rifiuti sia speciali che pericolosi. Accadeva che i rifiuti venivano accumulati e divisi per categorie, quasi come una sorta di discarica differenziata, all’avanguardia se non fosse per il risultato finale, fra i più deplorevoli possibili.

Questi rifiuti venivano infatti concentrati in un secondo sito in contrada Rinazzi dove, per combustione, avveniva il vero e proprio smaltimento. Scarti di ogni genere come vetro, alluminio, plastica, legno, imbarcazioni dismesse, eternit e altri rifiuti pericolosi – in normali condizioni – per la salute dell’uomo e dell’ambiente, devastanti se incendiati.

Diversi giorni di analisi e studio delle abitudini dei trasportatori hanno portato i finanzieri del nucleo mobile al rinvenimento della discarica, sita appena fuori Gela sulla ss117, a pochi metri dalle sponde del fiume Gela, e fra le colture di carciofi e pomodori, ove grandi quantità di fumi scuri si sprigionavano da cumuli di plastica e sfabricidi in fiamme.

Un’area di circa 2500mq ove i diversi mezzi di trasporto utilizzati dalla società indagata scaricavano a più riprese materiale di risulta di lavori edili e raccolto in diversi punti della città, unitamente a pattume vario stoccato in un’altra discarica abusiva di circa 10000 mq, situata in contrada Cocuzza.

Cassoni coperti, viaggi compiuti a tutta velocità e un bobcat pronto a spianare i residui di quanto bruciato (per fare spazio a nuovi illeciti scarichi) sono alcune delle condotte tipiche poste in essere dal gruppo. Nel sito di stoccaggio sono stati rinvenuti cumuli di plastica, carta, legna e oli esausti. Perfino la strada per raggiungere il sito dove venivano smaltiti per combustione i rifiuti era stata realizzata con materiali edili di risulta notevolmente pericolosi, come l’eternit.

Per permettere ai pesanti mezzi di raggiungere il luogo, è stata realizzata una strada di fortuna, per il tramite di pericolose lastre contenenti amianto, sbriciolate (fino a ridurle quasi in fibre) dal passaggio dei mezzi, che le hanno rese pertanto pericolosissime per l’uomo.

L’attenzione dei finanzieri della Compagnia di Gela alla tutela dell’ambiente è sempre crescente, specie perché il territorio della città è stato fin troppo sfruttato e abusato, a discapito dello sviluppo di altri settori alternativi all’industria (come il turismo e la agricoltura) che potrebbero rilanciare l’economia della città.

Condotte criminali di questo tipo comportano danneggiamenti diretti e indiretti alla salute dei cittadini, poiché oltre ad inquinare l’aria, l’acqua e il suolo, in questo modo si intossica anche il cibo che, coltivato a pochi metri da certi scempi, finisce sulle tavole degli inconsapevoli acquirenti.

La crisi economica non potrà mai giustificare questi comportamenti che, sfruttando illegalmente e senza morale un bene di tutti portano guadagno solo ad alcuni. Lo stesso vale per chi si avvale dei servizi offerti da questi individui senza scrupoli che, a fronte di un risparmio immediato, creano danni di enorme portata.

Il prezzo di simili gesti, oltre alle pene previste dagli articoli 256 e 256 bis del testo unico dell’ambiente per i responsabili del reato, è troppo alto e la comunità Gelese in primis – ma questo è un discorso che vale per tutto il pianeta – non può permettersi di pagarlo.

Bisogna avere la consapevolezza che il futuro di Gela è in pericolo e che questi comportamenti aggravano la situazione: vale la pena ricordare come sia dovere di ogni cittadino segnalare alle autorità casi come questo, al fine di garantire la giusta punizione a chi abusa dell’ambiente, tutelando contemporaneamente noi stessi e i nostri cari.

Le indagini degli uomini del Capitano Devito, coordinate dalla Procura della Repubblica di Gela, proseguiranno per acclarare eventuali responsabilità di altri soggetti, complici nella realizzazione del trasporto e nello smaltimento illecito di rifiuti.