Non c’è pace nel palermitano dopo il fallimento di Aps, Acque potabili siciliane, la società provinciale che gestiva i servizi idrici nei comuni minori del palermitano appartenenti all’ato idrico Palermo 1.

Sette comuni facenti parte proprio dell’Ato 1 hanno deciso di rivendicare la piena titolarità sul servizio impugnando il provvedimento con il quale lo stesso servizio è stato assegnato all’Amap di Palermo. I comuni che non ci stanno ad essere “comandati” dall’Amap sono Cinisi, Castronovo di Sicilia, Villafrati, Terrasini, Mezzojuso, Trappeto e Altavilla Milicia.

Scoppia, dunque, una vera e proprio guerra dell’acqua per accaparrarsi ciò che il fallimento di Acque potabili siciliane ha lasciato sul mercato.

La vicenda inizia nel lontano 2007 ed esattamente il 14 giugno quando l’Ato idrico Palermo 1 assegna il servizio ad Aps. Per effetto di questa Convenzione, la APS s.p.a. è diventata il gestore del servizio idrico integrato, e i Comuni del palermitano hanno provveduto a consegnarle tutti gli impianti, le reti di distribuzione e i beni funzionali alla gestione del servizio idrico e fognario, fino a quel momento espletata da ogni singolo Comune in proprio.

Un servizio reso con altalenanti fortune fino al 30 luglio 2010 quando Aps viene posta in liquidazione volontaria. Seguono tutte le procedure di legge per una società per azioni fino alla conversione, da parte del tribunale, della liquidazione in fallimento decisa il 29 ottobre dello scorso anno (VIDEO).

Da qui inizia la ricerca dei soggetti che dovranno gestire il servizio idrico che essendo essenziale non può essere interrotto. Aps finisce in amministrazione giudiziaria e alla curatela fallimentare viene assegnato il preciso compito di procedere, in un trimestre, alla riconsegna ai comuni degli impianti e di quanto necessario alla gestione del servizio.

Ottenuta la disponibilità dei Comuni a riprendere le redini del servizio il 20 dicembre si avviano le procedure di riconsegna ma il 30 dicembre, data fissata proprio per la riconsegna, i sindaci trovano la sorpresa. Con provvedimento del tribunale assunto quella stessa mattina in base ad una richiesta dell’assessorato regionale all’energia del 27 dicembre, quindi emessa fra Natale e Capodanno, la procedura di riconsegna degli impianti viene sospesa.

Il provvedimento viene notificato al sindaco di Cinisi, che per primo avrebbe dovuto firmare la presa in carico degli impianti e, poi a seguire, a tutti gli altri. In pratica la Regione siciliana si è determinata in modo diverso ed ha deciso che il servizio idrico in provincia non deve tornare ai comuni ma dovrà essere gestito da “un Consorzio al vertice del quale sarà posto il Comune di Palermo attraverso l’AMAP, dotato, a cura della Regione, delle necessarie disponibilità finanziarie per compiere tutti gli atti necessari per la costituzione e l’avvio delle propedeutiche attività”.

Una scelta che piove dall’alto e contro la quale si schierano i 7 comuni. Si tratta, come detto, di Cinisi, Castronovo di Sicilia, Villafrati, Terrasini, Mezzojuso, Trappeto e Altavilla Milicia che hanno, adesso, dato mandato all’avvocato Accursio Gallo di proporre ricorso contro l’ordinanza di sospensione della riconsegna davanti la Corte d’appello di Palermo.

Il ricorso è stato depositato giovedì scorso. La guerra dell’acqua è cominciata.