Al Roma Fiction Fest si fanno scoperte interessanti. Tra una proiezione e un photo call, lunedì mi sono ritrovata in una sala dove si teneva un incontro con i protagonisti della tv italiana del passato. Tra loro, Ugo Pagliai, bravissimo attore anche teatrale e, tra il pubblico, la moglie Paola Gassman, figlia di Vittorio e della sua prima moglie.

C’era poca gente, a dir la verità, ma era interessata. Si parlava dello sceneggiato che avrebbero ritrasmesso di lì a poco: “Il segno del comando”. Dopo alcune domande del moderatore, Claudio Depasqualis, ecco che la parola passa al pubblico e interviene un signore anziano, con uno spiccato accento a me familiare, che racconta di aver conosciuto Lucio Mandarà, sceneggiatore sia de “Il segno del comando” sia del più famoso “La baronessa di Carini”, prima che costui morisse il 16 marzo del 2009, nella sua casa nei pressi di Ragusa.

Ragusa? Mi si accende la famosa lampadina. Possibile che non ne abbia mai sentito parlare, pur avendo studiato televisione? Non sarà forse un altro figlio della nostra terra che abbiamo dimenticato? Così, ho deciso di fare un po’ di ricerche sul web ed ecco cosa ne è venuto fuori.

Lucio Mandarà era nato in Croazia; il padre era di Santa Croce Camerina (Rg), la madre austriaca. Era uno sceneggiatore apprezzato seppure non molto citato, un collaboratore della tv di stato, uno scrittore (“Sono stati qui” e “Una grotta per Ernesto”). Tra i film, tratti da sue sceneggiature, ci sono “Fuga dal paradiso”, “La donna della luna” di Vito Zagarrio (regista e docente di Romatre) con Greta Scacchi, “Il principe fusto”. Più prolifica e anche di maggior successo la sua carriera da autore di fiction televisive, persino quando ancora non si chiamavano nemmeno fiction, ma semplicemente sceneggiati. E’ diventato cittadino di Santa Croce nel primo anniversario della morte, con una cerimonia di commemorazione organizzata nella biblioteca di Palazzo Celestre nel comune del ragusano.

Non sono riuscita a trovare molto altro, seppure sia presente anche su IMDB (il database americano sull’audiovisivo ampio e accreditato) e anche la notizia della sua morte, all’epoca, sembra essere. passata in sordina. C’è solo una pagina Facebook per ricordarlo. Lo sappiamo, ormai tutto passa da lì.