La scuola è appena iniziata e già gli studenti annunciano agitazioni. A Palermo alcuni striscioni sono stati affissi davanti gli ingressi di molti istituti, tra i quali i licei classici Regina Margherita e Umberto I, i licei scientifici Cannizzaro e Benedetto CRoce, il linguistico Ninni Cassarà, l’istituto tecnico navale Gioeni-Trabia.
Da stamattina gli studenti sono impegnati in un volantinaggio contro il caro-scuola e il caro-libri e chiedono la maggiore adesione possibile alla mobilitazione nazionale del 4 ottobre.

“Sarà la prima giornata in cui far sentire il nostro malcontento rispetto a tutte quelle contraddizioni sociali che dall’arrivo della crisi ad oggi stanno cambiando le nostre vite: carotrasporti, carolibri, presidi-sceriffo, scuole a pezzi, stage sottopagati ecc…” si legge nel comunicato del Coordinamento Studenti Medi Palermo protagonista delle mobilitazioni studentesche degli ultimi anni a Palermo.
“La ripresa economica di cui ci parla Letta – continuano gli studenti – è una grandissima messa in scena per calmare le acque”.

Appuntamento quindi a ottobre: “Gli studenti nelle strade e riprendersi le piazze di tutta Italia. La situazione delle scuole non è cambiata – dichiara Max, studente del Ninni Cassara’- cambiano i governi ma la condizione degli studenti si continua ad aggravare per due fattori: uno immediato ed è’ la condizione strutturale degli edifici scolastici, le classi pollaio, il costo dei libri di testo, il disinvestimento nella formazione, uno più di prospettiva : gli studenti siciliani infatti sono condannati o alla disoccupazione o alla emigrazione”.

“La ministra dell’Istruzione Carrozza – continua Michele, studente del liceo Cannizzaro – ha invitato gli studenti e le studentesse di tutta Italia a “essere ribelli e cambiare il mondo, lanciando contemporaneamente proprio nella data del 4 ottobre una giornata all’insegna del dialogo, della pace e della fratellanza”. Di certo non esitiamo a cogliere l’invito della nostra ministra e ci prepariamo ad un autunno all’insegna della lotta, ma se pensa di calmare le acque o di intraprendere la via della mediazione si sbaglia di grosso: non siamo disposti a scendere a compromessi con chi da anni si dimostra sordo alle nostre richieste e solo apparentemente si dimostra disponibile, reprimendo ogni forma di dissenso che vada al di là dei canoni di ribellismo architettati dalla ministra e dai suoi predecessori”.