Sono all’ordine del giorno le lamentele dei genitori in merito al rapporto con la scuola e le insegnanti. I motivi adotti sono diversi: distorta visione del bambino-alunno e dei suoi comportamenti; uso di linguaggi poco consoni; concetti diversi riguardo all’educazione; concezione diverse del ruolo e delle funzioni della scuola.

Eppure tutti siamo consapevoli che scuola e famiglia sono i più importanti agenti educativi di crescita che devono interagire , lavorando in sinergia, per raggiungere l’obiettivo comune: la buona educazione dell’alunno.

Purtroppo, molto spesso, si vedono scene poco costruttive, deleterie ai fini educativi, dove genitori furiosi, davanti al figlio, inveiscono contro il docente e lo denigrano perchè ha osato mettere una nota o un voto insufficiente all’alunno. Si tratta, talvolta, di genitori che lavorano tutto il giorno fuori casa e portano dentro sensi di colpa e di inadeguatezza in merito all’educazione del figlio; oppure si tratta di genitori che si sono caricati troppo di aspettative.

E’ indubbio che difendere a spada tratta il figlio/alunno, criticando davanti a lui l’operato del docente non contribuisce alla sua buona formazione; il figlio finisce con il percepire i genitori come alleati acritici, poco attenti a quello che lui realmente è.

Essi non devono dimenticare l’importanza del ruolo che l’insegnante ricopre nell’educazione dei propri figli, anche se alcuni docenti persistono in posizioni ostili nei confronti di quella che viene ancora vissuta come una “invasione di campo”.

E’ nell’interesse dei genitori determinare una buon rapporto con la scuola che, a sua volta, deve ritenere irrinunciabile il dialogo con le famiglie.

Il modello dell’inderdipendenza
Come può allora efficacemente migliorare, senza reciproche accuse, il rapporto genitori-docenti? Una soluzione percorribile, basata sulla decennale esperienza scolastica, è quella di perseguire un modello che preveda una interdipendenza positiva tra scuola e famiglia per la quale si agisce coerentemente ognuno nel proprio ambito rafforzando così a casa quanto la scuola propone e a scuola l’educazione familiare.

Scuola e famiglia svolgono due ruoli di corresponsabilità in un rapporto di reciprocità, tendendo in modo diverso al raggiungimento di un unico scopo. In altre parole, per porre fine alla diffidenza reciproca genitori-insegnanti è necessario un funzionale rapporto fondato sulla collaborazione ; solo così si può debellare la diffidenza che si contraddistingue nell’attribuire, gli uni a gli altri, le cause del possibile disagio del figlio/alunno.

Presenza, discrezione, fiducia

I genitori, nei confronti della scuola, dovrebbero avere un rapporto che si potrebbe sintetizzare in tre termini: presenza, discrezione, fiducia.
Una presenza, che si riduce con l’età dei figli, ma che non deve scomparire mai. Una presenza non solo fisica alla vita della scuola, ma che deve tradursi in concreto interesse a quanto avviene in ambito scolastico.

Una presenza basata sulla discrezione nel rapporto con i docenti; discrezione nelle considerzioni che gli insegnanti esprimono, nell’uso delle parole e negli atteggiamenti in presenza dei proproi figli.

Presenza e discrezione devono essere improntate ad un atteggiamento di fiducia che sia effettivo nei gesti e nelle parole, tanto da riflettersi sul comportamento del figliolo verso la scuola e i docenti.

Questi atteggiamenti positivi non devono però trudursi in eccesso di delega alla scuola, che avviene quando subentra la indifferenza verso la vita del figliolo a scuola e che si trasforma in assenza di qualsiasi rapporto con gli insegnanti. In presenza di criticità, l’eccesso di delega si traduce spesso in accuse a senso unico verso insegnanti e scuola, come se questa avesse le finalità istituzionali di farsi carico di tutte le problematiche educative dei ragazzi.

La comunicazione efficace.
Spesso il problema dei rapporti non funzionali genitori-insegnanti sono da addebitare anche ad una comunicazione non efficace.
Per comunicare efficacemente è importante, innanzitutto, riconoscere come legittime entrambi le posizioni. E’ normale che il bambino/alunno si comporti in un certo modo a casa e in un altro a scuola. Ciò può dipendere dai contesti diversi e da una maggiore o minore difficoltà del bambino a gestire gli scambi sociali (a scuola) che non i rapporti con gli adulti (nel contesto familiare).

Il dialogo armonico è legato alla comunicazione efficace. Abituarsi ad ascoltare e ad accettare il messaggio che l’altro ci porta, senza rifiutarlo a priori in base alle nostre opinioni, pone le basi per la buona comunicazione e per una migliore comprensione della realtà del bambino/alunno.

Esercitare la dimensione dell’ascolto-attivo aiuta molto in tal senso. Spesso ci capita di trovarci in situazioni in cui si è “uditi” ma non “ascoltati”; è il caso di quei colloqui in cui ciascuno sta sulle proprie posizioni e di conseguenza non ascolta l’altro. Ciò determina, come sostengono molti studiosi della comunicazione, che l’altra persona non si sente riconosciuta come tale e si pone in una posizione di chiusura o di aggressività.

L’ascolto “attivo”,come tecnica, implica l’esigenza di rinviare a chi parla quanto si sta dicendo, sulla base di quanto si è compreso. Questo porta l’interlocutore a sentirsi accettato come persona e pone le basi per una relazione basata sull’alleanza.

Per una comunicazione efficace è necessario aver chiaro un noto principio della comunicazione, che dice ” non si può non comunicare”. Ciò significa che ogni azione, verbale o non verbale, quindi anche il silenzio, rappresenta una comunicazione all’altro! Noi comunichiamo con le parole, con i gesti, con i silenzi, e tutto contribuisce a determinare la qualità e gli esiti della comunicazione nel quadro del dialogo e della relazione con l’altro.

Il rapporto genitori-insegnanti, favorito da una comunicazione efficace, può determinare quell’auspicato patto di alleanza basato sulla fiducia e sul rispetto reciproco, con il solo scopo di facilitare l’apprendimento e lo sviluppo del figlio/alunno.

Il ruolo del preside
Nell’ottica del patto di alleanza tra scuola e famiglia anche il dirigente scolastico ha un compito importante; egli è chiamato ad esgogitare strategie organizzative perchè genitori e insegnanti possono viversi come alleati.

Diventare alleati non è facile, è il frutto dell’impegno e dell’entusiasmo di chi crede che valga la pena insistere in questa direzione. Le possibilità del preside di spendere energie, in progetti e organizzazione, per attuare tale importante rapporto funzionale tra scuola e genitori, può essere determinate. Le norme che consentono di progettare in tale senso ci sono; lo stesso profondo significato del Piano dell’Offerta Formativa s’inquadra anche nell’ottica della corresponsabilità educativa. Volendo si può!

A cura del prof.Orazio Bianco – www.oraziobiancoprontoscuola.it