Non c’è pace nel mondo della scuola. Neanche l’ampliamento del numero di assunzioni stabilito ieri dal Consiglio dei Ministri sembra risolvere i problemi del settore.

L’ennesimo pasticcio riguarda il metodo di assunzione in pianta stabile, insomma la stabilizzazione dei precari. i provvedimenti che li riguardano sarebbero stati decisi senza tenere conto dell’anzianità e dunque sarebbero del tutto illegittimi. In arrivo ci sarebbe una pioggia di ricorsi.

Il Governo prevede la stabilizzazione dei precari a condizione che siano pagati come supplenti, senza progressione di carriera, per evitare la condanna della UE. “Anief-Confedir non può derogare il diritto alla parità di trattamento tra i lavoratori alla base del decreto legislativo 29/93 che ha privatizzato il rapporto di lavoro nel pubblico impiego – si legge in una dura nota dell’associazione sindacale -, tanto più se su richiesta del datore di lavoro che intende aggirare il principio di non discriminazione stabilito dalla normativa comunitaria. Per questo ricorreremo alla Corte di giustizia europea“.

In sostanza, secondo il sindacato, con questa norma il governo stabilizza i docenti precari per evitare di incorrere nelle condanne da parte dei tribunali che hanno già stabilito come dopo 4 anni nella medesima cattedra libera il docente passi di ruolo automaticamente, ma lo fa bloccando il loro trattamento per 10 anni ai livelli da precario. Una discriminazione ritenuta inaccettabile.

L’associazione sindacale contesta, poi, molti altri punti del nuovo decreto. Al concorso per dirigente scolastico, per esempio, si contesta il mancato riconoscimento della sentenza del Tar del Lazio che modifica le norme di accesso al concorso. Contestate, poi come illegittime le cancellazioni di 2000 scuole e perfino la rideterminazione degli insegnanti di sostegno che nonostante sia stata aumentata di 26 mila unità sarebbe già datata