Nelle scuole di Palermo infuria la protesta. E’ ricominciata la stagione delle rivendicazioni degli studenti, che come spesso accade, con l’approssimarsi delle vacanze di Natale, occupano gli istituti scolastici (anche se loro parlano di coincidenza escludendo qualsivoglia intenzionalità).

Una sorte di lungo ‘ponte’ per i genitori, i primi ad essere contrari a questa forma di protesta, mentre i loro figli non sentono ragioni: l’occupazione, dicono i rappresentanti studenteschi, non è una scusa per saltare le lezioni bensì un momento di confronto sul futuro ma soprattutto l’occasione giusta per esprimere il proprio malcontento.

Quest’anno la crociata di scudi si leva contro la Buona Scuola del governo Renzi. E così tra scioperi, cortei, assemblee permanenti – anche se sarebbe utile capire la differenza, che sfugge, tra queste ultime e l’occupazione vera e propria – gli studenti che stanno guadagnandosi questo appellativo, ovvero che stanno studiando, a Palermo sono davvero pochi.

Ieri all’I.I.S.S. Alessandro Volta, in viale dei Picciotti, si è consumata una mattinata ad alta tensione.
Per questo motivo il dirigente scolastico, Margherita Santangelo, ha ben pensato che prevenire è meglio che curare. Di conseguenza, come deliberato dal consiglio di istituto, oggi e domani la scuola sarà chiusa.

La comunicazione ufficiale è affidata ad una circolare redatta e affissa ieri a scuola e pubblicata sul sito internet dell’istituto. Una comunicazione sì formale ma che assume i connotati di una lettera indirizzata ai docenti, agli studenti, ai genitori, al personale Ata e a tutti coloro i quali possono essere interessati a vicende e vicissitudini della scuola.

Una sorta di ‘prendiamoci’ del tempo per riflettere e stiamo attenti per il futuro. Nella circolare, la preside spiega che “la decisione è stata assunta dato il perdurare del movimento di protesta messo in atto da un folto numero di studenti che, già da lunedì scorso, hanno creato disordini e tensioni dentro l’edificio scolastico.
In data odierna (ovvero ieri, ndr) si è reso necessario l’intervento delle Forze dell’Ordine che hanno dovuto supportare il Personale della scuola nel far fronte alla situazione di pericolo”.

Dopo l’esposizione dei fatti, si passa alle considerazioni generali. La preside non lesina a dire che “si rappresenta lo stato di preoccupazione in quanto gli studenti agiscono comportamenti altamente pericolosi correndo per i corridoi, “invitando” con toni minacciosi i docenti e gli studenti ad uscire fuori dalle aule ed impedendo il regolare svolgimento delle lezioni.
Tutto questo – continua la dottoressa Santangelo – ha un’inevitabile ripercussione sul clima scolastico che non presenta le condizioni ottimali di serenità necessarie a garantire il successo formativo degli studenti“.

Poi, il richiamo all’ordine: “Si invitano, pertanto, i Sigg. Genitori a volere mettere in atto le necessarie azioni di richiamo educativo al fine di promuovere comportamenti regolati e collaborativi. Si ricorda che per validare l’anno scolastico è necessario lo svolgimento di 200 giorni di lezioni. I giorni di lezione che potranno essere svolti sono 203.
Si invitano pertanto tutti gli studenti e le studentesse a voler riflettere sui fatti accaduti.
Infine si informano i Sigg. Genitori che tutti gli studenti identificati quali “promotori” delle azioni di protesta saranno sottoposti a provvedimenti disciplinari. Si confida nella fattiva collaborazione di tutti”.

Naturalmente agli studenti la circolare non è andata giù. “Preferiscono chiudere piuttosto che farci occupare” tuonano i ‘facinorosi’, mentre, i più diplomatici ridacchiano parlando “del primo caso di chiusura preventiva dell’occupazione”.

I genitori, oltre che tentare di convincere i figli a riprendere le lezioni regolarmente, sperano che tutto torni alla normalità e che questa chiusura di due giorni serva davvero a qualcosa. Ma poi, la domanda sorge spontanea? Quali sono i frutti dell’occupazione? Lo scopo vero? Il reale motivo? Una risposta univoca e chiara non c’è…