Avevo appena inforcato i miei occhiali dei ricordi.. Nonostante quest’anno abbia raggiunto le mie 97 primavere, non riesco a rassegnarmi nel delegare agli inglesi il dominio di ogni nostra parola, li dovrei chiamare memory-glass, ma mi rifiuto.

Metterli ogni tanto mi rilassa, perchè rivedo i miei vecchi amici e i luoghi che ormai sono cambiati sia morfologicamente che come destinazione d’uso. Sia ben chiaro non li metto per nostalgia o perchè sia particolarmente legato al passato, ma per allenare la memoria, per non cadere nell’oblio del “non mi ricordo più”. Infatti proprio per questo motivo sono ancora cercato dai figli dei miei figli, mi usano come loro personalissimo wikipedia.

Mi hanno detto, che in quello “ufficiale” certe curiosità che racconto io, non hanno riscontro e poi, e non per ultimo spero, si divertono con me perchè possono parlare quello strano “slang” chiamato catanisi.

Stavo riguardando la Festa di Sant’Agata del 2036 erano le dieci del mattino del 26 marzo ed ancora la Santa non aveva fatto rientro dal giro esterno, tra le bancarelle di noccioline liofilizzate e di torrone alle mandorle impoverite scorgo un mio vecchio amico, sto per avvicinarmi, quando perdo il contatto…. perché mio nipote, il piccolo, mi salta tra le gambe e mi strappa dagli occhi quella specie di view-master moderno.

Con quegli occhi da cerbiatto, sicuro della mia risposta ma sopratutto della sua monelleria, mi chiede: “Nonno parramu catanisi?” Mi bastano pochi secondi per accettare quella proposta, anche perchè sono i genitori che devono educare, i nonni servono per le sane trasgressioni.

«O nannuzzu di chi voi ca parramu? ». «Ma è vero – taglia corto lui – che la Sicilia una volta era una regione a statuto speciale? ». M’agghiacciau u sangu! Avrà sicuramente rovistato tra i miei vecchi giornali e gli sarà capitato tra le mani qualche articolo di Tony Zermo o di Domenico Tempio dove si parlava di questa condizione illusoria della nostra regione. Ho voluto tranquillizzarlo dicendo che quel periodo oscurantistico della nostra terra ormai apparteneva al passato, dopo anni e anni di saccheggi, malgoverni e occasioni perdute, non eravamo più “speciali” ma eravamo diventati “normali”. Ma u picciriddu insisteva, “Nonno, in che cosa consisteva essere a statuto speciale? Dimmelo e spatti in catanisi”.

Ho cominciato: “O nonnu, essere a statuto speciale ci ha portati nel 2015 ad accettare di prendere u trenu a Catania, arrivari a Missina, scinniri che bagagli ‘nte manu e passari co traghettu u Strittu pi pigghiarini nautru trenu a Reggio Calabria, trenu ca n’avissa puttatu dopu 6-7 uri a Roma. Erumu accussì speciali ca nonostante n’annigghilenu per anni e anni i nostri costi e u nostru mari ‘cche raffinirie, pavavumu a binzina chiù cara rispettu a chiddi ca stavunu ad Aosta. A nostra “specialità” consisteva ‘nto tunnarici i soddi all’Europa perchè non progettavamo, no spinnevumu mancu un euro! Erumu accussì “speciali” ca i nostri aranci i scafazzaumu p’accattarannilli do Maroccu, da Tunisia e da Spagna”.

U picciriddu s’addummiscivu n’te me rinocchia, ora mi vulissi arripusari macari ju. Chi fussi bellu arrusbigghiarisi ed essere finalmenti normali, essiri “speciali” stanca, e fossi non ni vali mancu a pena.

dalla pagina facebook di Gino Astorina