Un miliardo e 147 milioni di accantonamenti mancati (e il nodo verrà al pettine proprio nel bilancio 2015), 300 milioni di tasse mai incassate (minori introiti tributari rispetto al previsto dovuti alla crisi), 155 milioni di euro da dare ai Comuni (coperti nel 2014 con un mutuo, e nel 2015?).

Totale 1 miliardo e 602 milioni di euro mancanti per poter chiudere il bilancio di previsione 2015 della Regione siciliana. i conti in tasca alle asfittiche casse regionali li ha fatti stamani il giornale la Repubblica ma si tratta di cifre già note dallo scorso anno. Quando si chiuse la manovra finanziaria ter fu subito chiaro che nel 2015 sarebbero mancati circa 1 miliardo e mezzo.

A questo calcolo sommario fatto dalle opposizioni ora si aggiungono le minori entrate tributarie, parzialemte contenute dai mutui stipulati. così lo scorso mese si cominciò a parlare di immediata crisi di liquidità confermata dall’assessore all’economia Roberto Agnello che parlava di analisi della situazione economica in corso.

Quell’analisi adesso è stata completata ed il buco è maggiore rispetto alla previsione del miliardo e mezzo. le casse regionali, dunque, chiuderanno in anticipo quest’anno, forse già entro fine ottobre ma la misura non sarà sufficiente a salvare la Regione. scaduti i termini per le presentazioni del def (documento economico finanziario) non c’è ancora traccia di una bozza sulla base della quale avviare la trattativa con le parti sociali.

La speranza sembra appesa ai soccorsi romani motivo per cui Crocetta è ormai a tutti gli effetti un renziano. Ma da Roma, dove i problemi certamente non mancano, nessuno stavolta sembra disposto a venire in soccorso della sicilia crocettiana. Il governatore “tagliatore di teste” non ha più nulla da tagliare ormai. l’ipotesi che si fa strada è quella dio un intervento non con la semplice accetta ma letteralmente con il macete. A farne le spese potrebbero essere le così dette voci obbligatorie. si tratta, insomma, di licenziare a raffica. si comincia con l’azzeramento delle spese per le società pera regionali che valgono circa 35 mila posti di lavoro, si continua con i precari e con le partecipate.

Ma questa remota ipotesi non è comunque una strada che consenta la salvezza. il mancato pagamento degli stipendi è comunque una violazione delle regole d’amministrazione come lo è la mancata approvazione di un bilancio.

Il commissariamento per il presidente della Regione resta “una bestemmia” ma volendo disegnare scenari possibili l’ipotesi, remota, non è impraticabile.

Le soluzioni sembrano essere solo due: un intervento romano attraverso la cassa depositi e prestiti o attraverso trasferimenti di risorse consistenti po ancora con l’ulteriore congelamento dei crediti non esigibili che valgono quasi 1 miliardo e 200 milioni (a quel punto bisognerebbe trovare poco meno di 450 milioni di euro), oppure il silenzio assoluto lasciando la palla interamente nelle mani di crocetta e della sua giunta.

Oggi si attende che la giunta vari la bozza di bilancio di previsione da inviare all’Ars. se così fosse resterebbero poco più di 6 mesi di tempo a Crocetta per risolvere tutto. il bilancio di previsione, infatti, va approvato entro il 31 dicembre ma si può sempre giocare la carta dell’esercizio provvisorio che prorogherebbe tutto fino al 30 aprile.

Fino ad allora Roma non è titolata ad intervenire se non aiutando la Sicilia attraverso un accordo con la Regione. se lì’intenzione non dovesse essere questa, qualsiasi altra scelta dovrà attendere il mese di maggio.

In Sicilia, nel frattempo, protestano tutti. Le mobilitazioni sono generali, il malcontento diffuso, la disoccupazione dilagante e sempre in aumento soprattutto nel settore para pubblico. In ballo restano anche mozioni di censura e sfiducia di facciata che difficilmente potranno rimescolare le carte. Forse qualcosa in più potrà dire l’esito della censura all’assessore Scilabra mercoledì prossimo, ma solo da un punto di vista prettamente politico. Tutto il resto è affidato ai prossimi passi palermitani e romani