E’ morto dopo quasi dieci giorni di agonia Salvatore La Fata, il disoccupato edile di 53 anni che si era dato fuoco per disperazione perché i vigili urbani gli volevano sequestrare poche cassette di frutta che lui vendeva abusivamente in piazza Risorgimento per racimolare qualcosa e mandare avanti la famiglia.

Il suo cuore ha cessato di battere stamattina in una corsia della terapia intensiva post-operatoria dell’ospedale Cannizzaro dove era stato recentemente ricoverato. Sono state devastanti le bruciature con la benzina sul 60 per cento del suo corpo. Già ieri suo fratello Sergio che lo aveva incontrato, si era reso conto che le condizioni di Salvatore era gravi e la situazione stava per precipitare.

Salvatore La Fata da due anni non lavorava più pur essendo un operaio specializzato nella conduzione di mezzi pesanti nel campo edile, non per questo aveva smesso di sperare di potere riprendere il suo posto nel settore dell’edilizia. Lo scorso 19 settembre, si trovava in piazza Risorgimento. Lì vendeva abusivamente frutta e verdura per tentare di sbarcare il lunario, ma a fronte del sequestro della merce da parte dei vigili urbani ha deciso di farla finita.

Ha acquistato una bottiglia di benzina al distributore di carburante della piazza e si è dato fuoco. Subito dopo la tragedia la procura ha deciso di non aprire un’inchiesta suscitando l’ira della famiglia che ha denunciato, tramite il suo avvocato, i vigili per  “istigazione al suicidio”.

“Temo che tutto si possa chiudere come un incidente, ma per noi non è così: domani presenteremo una ulteriore denuncia alla Procura ipotizzando il reato di omicidio colposo”. Lo ha detto l’avvocato Francesco Maria Marchese, legale della moglie e dei due figli di La Fata.

“Il Pm di turno ha già autorizzato la restituzione della salma alla famiglia – aggiunge il penalista – ma noi riteniamo indispensabile che sia eseguita l’autopsia per valutare con attenzione tutto quello che è accaduto”.

“Per questo, annuncia l’avvocato Marchese, che nei giorni scorsi aveva presentato una denuncia per omissione di soccorso e istigazione al suicidio, “domani depositerò in Procura una querela per omicidio colposo e la richiesta di eseguire l’autopsia. Torneremo a chiedere che siano identificati di due vigili urbani che lo stavano per multare.Abbiamo una testimone che dice di avere sentito uno dei due rispondere così alle minacce di suicidio di La Fata: ‘se lo devi fare, spostati più in là…”

Il cordoglio dei sindacati – “Il lutto non basta, le frasi di circostanza suonano stonate. Salvatore La Fata è morto stamattina al Cannizzaro, dopo undici giorni di agonia, vittima della crisi del settore edile e dell’inerzia parolaia delle istituzioni politiche. Aveva 57 anni. È una tragedia che colpisce tutte le nostre famiglie. E impone di mettere al centro di ogni dibattito azioni immediate per far ripartire il lavoro produttivo”. Lo scrivono i segretari di Cgil, Cisl, Uil, Fillea, Filca, Feneal di Catania Giacomo Rota, Rosaria Rotolo, Fortunato Parisi, Claudio Longo, Nunzio Turrisi e Francesco De Martino che aggiungono:

“Nel nome di Salvatore La Fata, ricordando la manifestazione unitaria organizzata da Cgil-Cisl-Uil-Fillea-Filca-Feneal in piazza Risorgimento, chiediamo al prefetto – in qualità di rappresentante del governo nazionale – al presidente della Regione e al sindaco di Catania un incontro urgente per definire le iniziative di contrasto al fenomeno delle incompiute, che oggi più di ieri appaiono come un’offesa alla tragedia di migliaia di famiglie a Catania e in provincia. L’urlo disperato di Salvatore La Fata non sia una voce nel deserto. Ben 13 mila sono i posti perduti in edilizia dal 2008 a oggi in terra d’Etna. Ora, è più urgente uno SbloccaCatania”.