Erano finiti in carcere nell’operazione Verbero dei carabinieri che aveva smantellato, pochi giorni fa, le famiglie mafiose di Pagliarelli, Villaggio Santa Rosalia e Corso Calatafimi. Adesso il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, con i militari dell’arma e il Servizio Centrale Investigazioni sulla Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle di Roma, ha sequestrato in via d’urgenza beni ad Alessandro Alessi 39 anni, Giuseppe Perrone 40 anni, Vincenzo Giudice 37 anni, Salvatore Sansone, 27 anni, Tommaso Nicolicchia, 30 anni, Giuseppe Castronovo, 45 anni, Stefano Giaconia, 30 anni, Carlo Grasso, 26 anni.

I sequestri, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia e già convalidati dal Gip del Tribunale di Palermo, hanno riguardato beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro. Nei loro confronti sono scattati sequestri di beni mobili e immobili. In particolare, a Vincenzo Giudice sono stati sequestrati due auto intestati al fratello.

A Salvatore Sansone sono stati sottratti un centro scommesse nel centro di Carini, formalmente intestato ad un altro soggetto, un’altra sala giochi a Palermo intestata al fratello, una moto ed un autoveicolo intestati ai familiari. A Tommaso Nicolicchia è stato sequestrato un bar a Palermo. A Stefano Giaconia sono stati sequestrati un’autovettura ed un appartamento a Altavilla Milicia. Le indagini hanno dimostrato come gli indagati facessero ricorso a “prestanome” o ad alcuni familiari, cui sono stati intestati fittiziamente beni o attività commerciali, gestiti con precisi ordini e direttive ma senza mai figurare direttamente. Tuttavia, i successivi approfondimenti hanno evidenziato una netta sproporzione tra il tenore di vita dei falsi intestatari ed i loro redditi ufficiali.

Le nuove indagini aggravano la posizione di Alessandro Alessi, a cui erano stati confiscati un’imbarcazione modello Mami, un terreno in Palermo, una società di gestione di impianti sportivi, una ditta individuale, due motocicli, un’autovettura e svariati conti correnti, del valore complessivo di oltre 1 milione di euro, tutti intestati ai familiari e a congiunti, ma riconducibili sempre ad Alessi. La confisca, emessa dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, conclude il procedimento per l’applicazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale, iniziato tra il 2010 ed il 2011, nei confronti di Alessi, arrestato nel 2008 – e poi assolto da quel reato nel 2011 – per associazione di stampo mafioso. Nonostante l’assoluzione da quelle imputazioni il Tribunale di Palermo lo aveva già considerato un soggetto “socialmente pericoloso” e quindi sottoposto alla sorveglianza speciale di Pubblica sicurezza ed alla confisca dei beni.