“L’autorità giudiziaria di Caltanissetta ha sottoposto a sequestro 6 pali su un totale di 2.200 realizzati da Tecnis sulla S.S. 640. Le notizie fornite non lasciano alcuno spazio alla possibilità dell’errore umano nella mera esecuzione del lavoro, rispetto alla dolosa ed infedele esecuzione dell’opera, che non sussiste”.

Lo sostiene la Tecnis, azienda che ha eseguito i lavori che parla di notizie distorte sull’inchiesta di Caltanissetta riguardare la strada per Agrigento, notizie diffuse dai Carabinieri.

“Le non conformità che hanno condotto al sequestro – continua la nota della tecnis – erano già note da tempo tanto che la CMC, rilevando nel giugno 2015 le quote che Tecnis possedeva in Empedocle 2, ha trattenuto ben € 500.000 per la risoluzione delle non conformità note, tra cui rientravano le opere sequestrate, e ben € 700.000 per eventuali problematiche che potessero sorgere”.

“La CMC, quindi, pur dichiarandosi stranamente “vittima” nella vicenda in esame, nell’atto di acquisizione delle quote di Empedocle2 da Tecnis ha espressamente dichiarato “…di non aver nulla a che pretendere da Tecnis in relazione ai lavori eseguiti, che vengono pertanto accettati con assunzione di ogni relativo rischio a carico di Empedocle 2, anche in relazione ai ritardi esecutivi fatto salvo quanto previsto omissis…in tema di responsabilità di Tecnis ex artt. 1667 e 1669 c.c. sull’eseguito e/o per qualsiasi conseguenza pregiudizievole dovesse derivare a Empedocle 2 e/o ai soci CMC e CCC in relazione agli esiti del procedimento penale n° 1081/13 avviato dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta …” . Tanto denota la perfetta conoscenza del problema e la soluzione già adottata”.

La nota di Tecnis conclude considerando “Appare certamente distorto il collegamento della notizia riguardante le somme pagate da Bosco e Costanzo ad alcuni funzionari ANAS con gli ipotizzati collegamenti di questi ultimi con elementi della ndrangheta calabrese. Rispetto a tale problema certamente Bosco, Costanzo e Tecnis hanno sempre avuto atteggiamenti decisamente contrari sino a determinare l’arresto di alcuni esponenti delle cosche calabresi con l’imputazione di estorsione. La notizia sulla vicenda ANAS non si può disgiungere da quanto pubblicato da tutti i giornali nei giorni precedenti e cioè che Bosco e Costanzo furono costretti a pagare per ottenere quanto alla Tecnis spettava di diritto. Null’altro esiste a loro carico nel processo romano”.