Il Servizio Emergenza del 118 in Sicilia è in pieno caos organizzativo. Da oggi saranno possibili disservizi e buchi nella Rete dell’Emergenza. Con l’entrata in vigore della Direttiva europea che regolamenta l’orario di lavoro di medici e infermieri ospedalieri, questi non potranno più effettuare prestazioni aggiuntive per il 118, come avvenuto finora.

“Al momento l’assessorato regionale alla Sanità, non ha trovato soluzioni efficaci al problema sostiene Angelo Collodoro, vice segretario regionale del Cimo, sindacato dei medici. – Resteranno pertanto vuote le postazioni dell’emergenza con medico anestesista-rianimatore, mentre nelle Isole minori il servizio con turni di 72 ore verrà assicurato con prestazioni al limite della legalità”.

Infatti la legge 161 del 2014, ha abrogato due precedenti norme italiane che avevano previsto una deroga alle Direttive comunitarie in tema di orari di lavoro e riposi del personale sanitario dipendente, rispondenti al rispetto dei principi generali della sicurezza e della salute dei lavoratori.

Mentre in altri ambiti lavorativi come quello dei trasporti, del volo e dell’industria nucleare, il problema del rischio legato alla fatica degli addetti è stato affrontato molti anni fa, nel campo della sanità ospedaliera il calo della performance o l’errore in campo clinico sono stati considerati come episodi sporadici anche quando vere e proprie catastrofi sono state attribuite a stanchezza derivante da turni di lavoro prolungati.

Nel 2014, a seguito di una procedura di infrazione europea nei confronti del nostro Paese, il Governo Renzi si è “affrettato” a riallineare l’Italia al resto d’Europa, ovviamente senza tenere conto delle criticità enormi che sarebbero scaturite dalla sua applicazione nell’attuale condizione di grave carenza di risorse umane negli ospedali italiani e non solo.

Con la Legge 161/2014 era stata fissata, come punto di non ritorno, la data del 25 novembre 2015 che è arrivata senza che Governo nazionale e Regioni siano corse in tempo ai ripari.
“Inevitabilmente – spiega Collodoro – oggi si rischia la paralisi organizzativa di servizi assistenziali essenziali negli ospedali italiani ed anche nella Rete dell’emergenza. I vincoli inderogabili della direttiva europea delle 48 ore settimanali (incluse le ore di straordinario) e delle 11 ore di riposo obbligatorio tra un turno di lavoro e l’altro, non consentono più di fare ricorso a piene mani di personale ospedaliero per sopperire alla carenza di medici ed infermieri “dedicati” al 118”.

Finora le prestazioni sanitarie sono state assicurate quasi interamente da personale ospedaliero in regime di ”prestazioni aggiuntive”, lavorando cioè in plus orario con turni massacrantiche mettevano accrescevano il rischio clinico sia nell’attività del 118 che in quella istituzionale della struttura ospedaliera di appartenenza.

“Va ancora sottolineato – aggiunge Collodoro – come non sia ovviamente possibile svolgere il servizio durante i periodi di ferie o di riposo biologico e come la mancata osservanza della nuova normativa rischi di avere anche risvolti di ordine assicurativo, dal momento che è altamente probabile che le assicurazioni non garantiranno la propria copertura se i casi di ‘malpractice’ abbiano luogo nel mancato rispetto del riposo psico-fisico”.