Rischia la condanna a sei anni l’ex sacerdote Aldo Nuvola, arrestato a luglio scorso, per atti sessuali con minori. La pena è stata richiesta dal pm Claudio Camilleri durante la sua requisitoria davanti al gup Riccardo Ricciardi.

Gli investigatori hanno individuato cinque ragazzini con i quali il prete, sospeso a divinis dopo il fermo, avrebbe avuto rapporti a pagamento o avrebbe tentato di averli.

Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile dello scorso anno. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avrebbero avuto una relazione.

Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio. Interrogato dai carabinieri il 17enne confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava.

Come ha puntualizzato il pm nella sua requisitoria, il prete regalava i soldi per le sigarette o per la spesa e li convinceva a prostituirsi. Faceva leva sui bisogni delle vittime – adolescenti cresciuti tra povertà, ignoranza e degrado – le riempiva di sms, parlava di sentimenti, di amore. E tra un messaggio hard e l’altro assicurava che avrebbe pregato per loro.

Il prete è stato già condannato dalla corte d’appello a un anno di reclusione per atti sessuali a pagamento con un altro minorenne. Inizialmente il reato contestato all’ex parroco della chiesa Regina Pacis, in centro a Palermo, comprendeva anche l’induzione alla prostituzione.

Un recente pronunciamento delle sezioni unite della Suprema corte ha però risolto il contrasto sull’interpretazione dell’articolo 600bis del codice penale stabilendo che “la condotta consistente nel promettere o dare denaro o altra utilità, attraverso cui si convinca una persona tra i 14 e i 18 anni a intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente, non integra l’induzione alla prostituzione minorile”.

Su questa base, la difesa dell’imputato ne ha chiesto la scarcerazione. Il pm ha dato parere favorevole chiedendo però l’obbligo di dimora tra le 19 e le 9 del mattino. Il processo è stato rinviato al 26 maggio.