Tagli al personale, prepensionamenti e perfino assunzioni. A seconda di come lo si guardi o a seconda di quale sia il pubblico al quale si parla, il piano regionale di riforma del personale regionale cambia volto, versione e interpretazione.

Sembra proprio un piano dei miracoli, dunque, quello attraverso il quale si vuole riformare il pubblico impiego in Sicilia. Un piano che l’assessore all’economia Alessandro Baccei intenderebbe far trovare, in bozza, al nuovo assessore al personale Ettore Leotta al momento del suo insediamento.

Poche e contrastanti le notizie che sfuggono dai blindati uffici di via Notarbartolo, chiusi al mondo esterno dall’arrivo di Baccei. Unica cosa abbastanza certa sono i tagli pretesi da Roma e formalizzati la scorsa settimana dal sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio. La Regione dovrà fare una cura dimagrante del 20% sul fronte del personale.

Si calcola (per difetto) che i dipendenti pubblici regionali, fra diretti e precari (forestali), siano 35000 e dunque sono 7000 quelli che dovranno lasciare il proprio lavoro. Il piano Baccei parla di pensionamenti e prepensionamenti sia fra il personale ordinario che fra i precari ma dalla prima ricognizione sembra che i dipendenti in età ‘papabile’ non arrivino a 7000, e questo è il primo problema. I prepensionamenti si fermerebbero a 2500. A questi vanno aggiunte le cancellazioni di 800 posizioni dirigenziali. Complessivamente i tagli fattibili in maniera parzialmente indolore sembrano fermarsi a 3300, meno della metà della richiesta giunta da Roma.

Per risparmiare, poi, la Regione pensa di abolire d’imperio il così detto piano di lavoro, ovvero il Famp, una sorta di premio di produzione distribuito a tutto il personale. Una voce che potrebbe venir meno dalla busta paga dei dipendenti (è sempre arrivato in due o tre trance ed in estremo ritardo, ma c’è da anni) ma sulla quale sarà battaglia con i sindacati.

C’è poi il tema pensioni. Nonostante tutti i tentativi di passarne la competenze all’Inps o ad analogo ente previdenziale pubblico, anni di versamenti non effettuati (che dunque occorrerebbe fare in un’unica soluzione o attraverso un piano di rientro ma la regione non ha proprio dove andare a prendere le risorse) rendono questo passaggio impossibile e dunque le pensioni vengono e verranno pagate dal bilancio della Regione come stabilito dalla Riforma Mattarella alla fine degli anni ’70.

Il risparmio derivante dai prepensionamenti, dunque sarebbe irrisorio a meno che non si riesca a legare le pensioni regionali a quelle statali, altro tema al centro di probabili grandi battaglie visto che si tratterebbe di togliere diritti acquisiti a circa 15mila pensionati già colpiti più volte negli ultimi anni con provvedimenti al limite del costituzionalmente accettabile.ù

Infine la sorpresa. Una parte dei risparmi così operati potrebbe servire per 890 assunzioni, il 50% delle quali sarebbero stabilizzazioni di precari. Una sorta di contentino pronto per il mondo del lavoro ma che rischia di trasformarsi in un boomerang visto che i precari da stabilizzare sono migliaia. Che fine farebbero gli altri?

Da ultimo le partecipate, la maggior parte delle quali sono da chiudere con il personale che rischia di finire nel medesimo calderone o di andare a casa. La battaglia sociale sembra pronta su tutti i fronti.