Non passa giorno che qualcuno non punti il dito sulla Sicilia, come luogo di sperpero e mala gestione amministrativa. Forse una strada c’è per salvare l’isola: “Basta cederla tutta, in blocco, a un privato. AAA vendesi regione, grande affare, astenersi Crocetta e perditempo”.

Il suggerimento, questa volta, è di Mario Giordano che, dalle colonne di Libero Quotidiano, spedisce il suo messaggio alla politica siciliana. A chi governa accaparrandosi da sempre consensi scommettendo solo sulla capitalizzazione del potere attraverso le ricche ricreazioni elargite dai “cerchi magici” di turno. Senza mai mettere in campo un progetto coraggioso e credibile di vero cambiamento e di sviluppo.

Una provocazione che arriva invece (probabilmente e solo) al cuore dei siciliani “comuni”. A quelli che “restano” e ci “provano”, aspettando proposte politiche meno stentate (quando non sono assenti), perpetuate ai loro danni da amministratori e cortigiani che il più delle volte suscitano ai più invidia (o rassegnazione) piuttosto che rabbia e indignazione.

Così Giordano scrive: “Privato è bello. E il pubblico fa schifo”, applaudendo a tutti quelli che l’hanno finalmente capito, dai “guru della sinistra intellettuale” a quelli di “Legambiente, Italia Nostra, gli ecologisti, le anime belle, persino i giornalisti con la penna intinta nell’inchiostro rosso. L’ha capita, per dire, pure Corrado Augias, che ieri su Repubblica ha accolto e rilanciato l’appello di una serie di nomi che sembrano rubati all’araldica dei salotti chic, fra Metropolitan Museum di New York e Gagosian Gallery di Londra. Tutti uniti nel gridare in coro, come un Fantozzi redivivo: evviva il privato, il pubblico è una boiata pazzesca”.

“A far loro cambiare idea – si legge ancora nell’articolo – la Tonnara di Scopello, meraviglioso angolo della Sicilia, nel comune di Castellamare del Golfo, provincia di Trapani. Qualche giorno fa, infatti, il sindaco di Castellamare ha deciso di rendere pubblica ed accessibile a tutti l’incantevole spiaggia, di fatto requisendola ai legittimi proprietari e rimuovendo d’autorità il pagamento del ticket di 3 euro, che era stato da loro imposto. Risultato? È stata «incentivata la balneazione» (orrore). La Tonnara si è trasformata in un «bivacco di degrado di sporcizia» (orrore orrore). Sono comparsi «rifiuti ed escrementi umani» (orrore, orrore, orrore). Tutte cose che non sono piacevoli per nessuno”.

“Da qui è partita la rivolta – rimarca Giordano – Prima Legambiente che insorge. Poi Legambiente e Italia Nostra che s’appellano al prefetto. Quindi i bei nomi dell’arte internazionale che scrivono a Corrado Augias su Repubblica”. Tutti appelli “per stabilire una verità assai semplice: il privato aveva gestito quella Tonnara bene, il pubblico no”.

“Ma se il privato funziona bene alla Tonnara di Scopello – chiede il giornalista – perché poi dovrebbe funzionare male per il resto dei problemi d’Italia? Perché, se le pressioni e gli interessi rendono ingestibile una spiaggia, non deve succedere lo stesso per l’acqua o per i trasporti pubblici? . “Come si spiega tutta questa passione per il pubblico se poi il pubblico manco riesce a gestire una Tonnara che invece il privato rendeva meravigliosa?” E richiama due buone pratiche nell’Isola: l’apertura della bretella, autofinanziata dai deputati regionali del Movimento 5 Stelle dell’Assemblea regionale siciliana, che permette già da qualche giorno il collegamento tra Palermo e Catania, bypassando l’interruzione dell’autostrada, chiusa dopo il crollo di alcuni piloni del viadotto Himera lo scorso 10 aprile. Lavori di ripristino appaltati dalla Regione siciliana solo in agosto, a distanza di cinque mesi dal cedimento del ponte.
Due esempi virtuosi, Tonnara di Scopello e bretella, che messi insieme “all’improvviso sgorga nelle nostre vene un refolo di ottimismo. Non è vero, infatti, che la Sicilia non si può salvare”, osserva Giordano. Basta affidarla in blocco ai privati.