I titoli derivati della Regione siciliana presentano elementi speculativi e sono soggetti ad un rischio di credito considerevole” così come quelli di Campania, lazio e Piemonte ma non quelli italiani. E’ la definizione della valutazione “Ba” tratta dalle specifiche dell’agenzia di rating. Si riassume, dunque, così la valutazione sui conti e sulla capacità di restituire i propri debiti delle quattro regioni che l’agenzia di valutazione internazionale Moody’s ha declassato nel corso della scorsa notte.

Per Moody’s  il rating siciliano, dunque, scende a Ba1 da Baa3 insieme a quello di Campania, Lazio e Piemonte.

L’outlook, ovvero la tendenza per il prossimo futuro,  per tutte e quattro le regioni è negativo. Il declassamento, è scritto nella comunicazione dell’agenzia di valutazione, “riflette i crescenti timori sulla posizione finanziaria” delle regioni.

I tagli alle risorse dovuti all’austerity – dice ancora l’agenzia – stanno mettendo sotto pressione i bilanci traducendosi in una crescente rigidità fiscale. Le pressioni sulla liquidità hanno contribuito intanto alla accumulazione di arretrati e debiti commerciali”.

Questo declassamento appare particolarmente preoccante perché ha delle conseguenze dirette sui conti della Regione e comporta dei rischi a breve termine. In prima analisi la Sicilia passa dalla tabella Prime ovvero dal gruppo di soggetti più o meno affidabili sul panorama internazionale, alla tabella Not Prime nella quale sono raggruppati i soggetti a rischio, una sorta di maglia nera dei debitori. Gli investimenti su titoli e derivati della Regione siciliana da oggi saranno investimenti speculativi a rischio.

La conseguenza diretta sui conti della Regione è legata al costo del credito. Per ottenere denaro dal mercato la Sicilia dovrà pagare un prezzo molto più alto e più alti saranno anche gli interessi sui derivati già esistenti.

Il rischio a medio termine, invece, è dato dalla possibilità che le banche emittenti i derivati siciliani possano richiedere alla Regione l’immediato rientro del debito con un esborso che potrebbe raggiungere i 500 milioni di euro.

Per il governo bisognerà attendere il miglioramento della congiuntura socio economica per uscire da questa situazione, un miglioramento che già il sistema Paese non prevede prima del 2014 e dunque che è ipotizzabile in Sicilia, non arrivi prima del 2015.

A fronte di queste difficoltà scatta la corsa allo scarica barile. Per il governo Crocetta la responsabilità è delle scelte del precedente governo che, a sua volta, scarica sull’attuale ogni responsabilità.

Per il presidente della Commissione Bilancio, Nino Dina, “Risultava prevedibile un abbassamento del rating della Regione Siciliana sulla base di una tendenza generalizzata che le regioni subiscono per effetto della contrazione dei trasferimenti statali. Ciò, più che deprimerci, deve stimolarci a proseguire sulla via del risanamento dei conti della regione, che l’Assemblea regionale siciliana sta realizzando di concerto con il governo Crocetta”