Ammonta a 7 miliardi e 525 milioni il debito complessivo contratto dalla Regione siciliana con gli istituti di credito. Si evince dal resoconto dei debiti contratti dall’esecutivo regionale negli anni.

Si tratta, per lo più, di debiti contratti nei primi dieci anni del 2000 ma colpisce come un terzo di questa somma sia, invece, debito recente.

I dati giungono proprio mentre l’esecutivo affronta il tema del bilancio senza riuscire, fino ad ora, a trovarne il bandolo della matassa.  La giunta Crocetta non ha ancora presentato i suoi conti di previsione del il 2015 e manca ormai poco alla scadenza dell’esercizio provvisorio fissata per il 30 aprile e non più prorogabile.

Il debito in questione è solo quello contratto con banche ed Istituti di credito. da queste somme sono esclusi i debiti nei confronti di fornitori e simili. Analizzando il flusso economico finanziaria si scopre che si tratta di mutui accesi nel passato, per circa 5 miliardi di euro ma ancora lontani dall’essere saldati.

Al 31 dicembre 2013, quindi quando Crocetta era già in carica da oltre un anno (da 13 mesi e mezzo) il debito si aggirava intorno ai 5 miliardi. Successivamente, nel novembre 2014 per finanziare la spesa corrente è stato necessario un indebitamento per 606 milioni di euro. ma la quota più consistente del nuovo debito è legata all’ultimo contestato finanziamento contratto, fra le polemiche,  per saldare il debito della pubblica amministrazione con le imprese nel settore sanitario e in generale nei confronti di fornitori (pregressi), per un miliardo 776 milioni di euro.

Tecnicamente, fanno notare dall’amministrazione, si tratta di nuovi debiti ma contratti per pagare conti lasciati aperti dal passato (ad eccezione dei 606 milioni di spesa corrente). A ben guardare fanno notare ancora dalla ragioneria generale della Regione, anche la spesa corrente coperta con i mutui è frutto di scelte del passato oggi non più sostenibili anche per effetto della crisi e del sovradimensionamento della macchina amministrativa.

In questo clima arrivano da Roma i fondi per chiudere il bilancio. L’accordo è stato trovato in via informale ed oggi dovrebbe essere ufficializzato in qualche modo, visto che tecnicamente non esiste ancora la legge di stabilità nazionale e dunque il trasferimento reale delle risorse non è possibile. L’accordo permetterebbe di restituire alla Sicilia i fondi Fas non impiegati e parte delle entrate tributarie per un totale di 2,2 miliardi di euro. Per garantire la sostenibilità, poi, verrebbero congelate le rate dei mutui con la cassa depositi e prestiti in modo che con un taglio totale di 300 milioni 8100 dei quali già inseriti in finanziaria) la Sicilia possa farcela per il 2015.

Ma non basta. La Regione sarà, infatti, costretta a contrarre un ulteriore mutuo per portare il bilancio al pareggio, nonostante il parziale buon esito della trattativa. Si tratta di un prestito da 150 milioni di euro circa. Le opposizioni all’Ars chiedono, quindi, al presidente della Regione “un’operazione trasparenza”,ovvero di riferire in Aula sullo stato reale dei conti pubblici e dichiarare se la Sicilia sia o meno in default tecnico.

Di fatto la chiusura dei conti che si potrebbe ottenere grazie a questo accordo, permetterebbe di spostare ancora una volta il problema in avanti di un anno. Il 2015 potrebbe essere affrontato probabilmente con una ulteriore manovra di assestamento fra settembre e ottobre ma il congelamento dei mutui sposterebbe al 2016 il problema della sistemazione dei bilanci. a quella data, però, potrebbero non esserci più le risorse aggiuntive che Roma sta riconoscendo per il 2015. A meno che l’economia non riparta ed in modo davvero consistente.