“Con il Dpef messo a in campo dall’assessore Baccei, possiamo affermare che “il re è nudo”. La situazione finanziaria della Sicilia emerge nella maniera più netta. A questo punto il Governo regionale, di cui il Pdr oggi è parte attiva, non ha più alibi. Deve necessariamente dar seguito ai contenuti della relazione assessoriale ed intervenire per la riprogrammazione delle scelte di politica economica regionale, alcune delle quali, secondo le valutazioni tecniche ed oggettive, si sono rivelate tecnicamente effimere o poco conducenti, a voler essere buoni”.

L’attacco, solo parzialmente velato, viene dalla formazione che non ti aspetti. A parlare è il capogruppo del Pdr Giuseppe Picciolo. il partito dell’ex ministro Cardinale, apparso sempre ‘allineato e coperto’ rispetto alle posizioni del presidente Crocetta, alza, sia pur appena, la testa e dice la sua.

“Chiediamo al nostro Presidente Crocetta un vertice tecnico-politico immediato – continua Picciolo – per discutere i temi ed i contenuti della “Relazione Baccei” e comprendere dalla viva voce del massimo esponente economico regionale quale linea sarà possibile seguire per invertire la rotta attuale che, nonostante gli sforzi sinora prodotti, ci porterebbe dritti dritti alla recessione ed al default dell’economia regionale”.

“Oggi più che mai, infatti, i siciliani hanno bisogno di un Governo di alto profilo che un rinnovato sforzo unitario e consapevole possa farci uscire dal baratro in cui lustri di malgoverno ci hanno fatto tristemente precipitare”.

“La richiesta di un confronto tra le forze politiche della maggioranza e il Presidente Crocetta è pienamente condivisa dall’Udc – aggiunge il segretario siciliano della formazione centrista Giovanni Pistorio – Che i partiti della maggioranza e il Presidente della Regione si incontrino – spiega Pistorio – è fondamentale per definire le priorità e i contenuti dei provvedimenti indispensabili, a partire dalla finanziaria, per affrontare questa fase difficile ma è anche una concretizzazione di quella corresponsabilità tra le forze politiche e il Presidente che l’Udc ha sempre auspicato è che è elemento costitutivo dell’accordo politico che ha determinato la formazione dell’ultimo governo Crocetta”.

“Sono convinto – conclude il segretario regionale dell’Udc – che la volontà politica di sostenere il governo, che Udc e Pd hanno sempre confermato, vada consolidata attraverso la piena condivisione dell’azione amministrativa e che dalla sintonia tra il Presidente Crocetta e la maggioranza possa derivare una rinnovata e più efficace azione di governo”.

Naturalmente la prima richiesta era giunta dal pd di Fausto Raciti che è e resta l’azionista di maggioranza di questo governo ma la richiesta degli altri alleati è significativa ed evita che chiunque possa attribuire la richiesta dei dem come nuova esplosione di mal di pancia vari (che pure esistono).

Parole, quelle di pdr e Udc, perfino di buonsenso che danno il bentornato al presidente della Regione, assente da oltre una settimana dalla scena politica per sottoporsi ad un intervento. Niente di grave, per carità. Un intervento estetico, quello a cui Crocetta si è sottoposto, una piccola vanità. un modo di affrontare la vita a cui il presidente della regione non è nuovo (e non sembra proprio si tratti della rinoplastica della quale si è parlato, ma comunque di un intervento estetico al viso).

Ancora con qualche postumo operatorio Crocetta, dunque, è atteso al varco dagli alleati per utilizzare questi tre giorni appena per parlare di Sicilia. Tre giorni perché da giovedì inizia la maratona romana per l’elezione del Presidente della Repubblica, alla quale prenderà parte anche Crocetta insieme ad Ardizzone e a Marco Fallcone, quali grandi elettori siciliani.

Nessun problema in Sicilia resterà Baccei per lavorare alle riforme ed al bilancio, non c’è fretta visto che mancano 3 miliardi e 600 milioni di euro (questo almeno l’ultimo conteggio fatto dalla ragioneria generale secondo quanto riportato oggi da La Sicilia). Di questi 1 miliardo e mezzo vengono a mancare per il complessivo contributo obbligatorio che l’isola da al Paese per il ripiano dei conti nazionali (a discapito dei proprio già martoriati conti). Un contributo che Roma trattiene a monte e dunque al quale Palermo non potrebbe sottrarsi neanche se volesse.

Non c’è fretta, dunque, perché qualsiasi ulteriore passo non potrà essere fatti senza prima il raccordo con Roma e da Roma al momento pensano al presidente della Repubblica. Il 30 aprile, però, si avvicina e con esso diventa sempre più concreto il rischio default. Tre mesi o poco più e poi si vedrà come andrà a finire.

Per rispondere a tutto e a tutti ecco che arriva la convocazione del vertice di maggioranza. I deputati si incontreranno domani alle 14 su decisione del Presidente della Regione. Al tavolo ci saranno i segretari delle formazioni politiche di maggioranza e i capigruppo all’Ars, “per l’avvio – dice Crocetta – del confronto politico-istituzionale sulla bozza-ipotesi di legge finanziaria, concordata tra Presidenza e assessorato all’Economia”.

Ma Crocetta mette subito in chiaro che non vuol sentire lamentazioni “Non è affatto vero che la Sicilia è una terra irredimibile e senza speranza. I siciliani – dice Crocetta – sono un grande popolo, hanno una grande storia e una grande cultura, vivono nell’isola più bella del mondo e sapranno superare l’attuale momento difficile che attraversa il Paese e l’intera Europa. La salvezza dell’Italia è legata fortemente alle politiche di sviluppo della Sicilia e del Mezzogiorno”.

“Ciò può avvenire – conclude il Presidente della Regione – se, insieme al consolidamento delle linee di cambiamento che stanno coinvolgendo la nostra Regione, ci sarà una nuova attenzione europea nei confronti delle politiche di sviluppo del Sud”.