Un allarme dietro l’altro. Dagli industriali alla Corte dei Conti sembra che si faccia a gara a “sparare” su politici e burocrati. Ma ciò che più d’altro preoccupa in questi giorni sono i dati dell’Istat. Secondo l’istituto di statistica i siciliani sono senza lavoro. In realtà ce ne eravamo accorti tutti ma l’Istat ci fornisce cifre precise a supporto di una condizione dell’economia siciliana era chiaro un poco a tutti.

Per comprendere quanto siano violenti i morsi della crisi basta guardarsi intorno. I cartelli affittasi o vendesi campeggiano praticamente in ogni palazzo. Le case restano vuote nonostante i prezzi scendano perché denaro non ne circola più. E sono sempre più numerose le vetrine dei negozi che non mostrano più merce da vendere ma semplicemente scaffali vuoti che restano lì a memoria di attività commerciali che non ci sono più.

Ma la crisi si vede anche nelle piccole cose. Il 2014 è ormai inoltrato avendo già speso i suoi primi due mesi ma in circolazione si vedono pochissime agende, ancora meno calendari. una volta questa era la forma di pubblicità più semplice e meno costosa. si omaggiavano praticamente ad ogni occasione. Invece le imprese siciliane, dalle più piccole alle più grandi, hanno deciso di risparmiare anche su questo.

Adesso l’Istat ci dice che sono quasi il 40% i siciliani che hanno un lavoro. Facendo un rapido calcolo e sottraendo coloro i quali non sono ancora in età di lavorare e coloro che non lo sono più si comprende che la popolazione attività è ben meno di questo stesso 40%. E cresce ancora il numero di giovani e meno giovani che non studiano, non lavorano e non cercano occupazione perché scoraggiati.

A fronte di questa situazione arriva la Corte dei Conti a dirci che la classe politica e dirigente siciliana continua a rubare. 50 milioni di euro il danno erariale oggetto di condanne nel 2013, quasi 150 nuovi procedimenti in corso ed il fenomeno è solo parzialmente noto.

I politici continuano a pensare alla sopravvivenza della casta – dicono dalla Corte – ed a sottrarre risorse al Paese e alla Regione. In pratica una classe di ladri, incapaci e autoreferenziali sottrattori di risorse in tempi di crisi nera.

Proprio in questi giorni arriva anche la polemica sulle dichiarazioni dell’assessore Ester Bonafede per la quale la spending review avrebbe tagliato troppo lo stipendio di un assessore. Dichiarazioni che lei contesta e chiarisce oggi in tv precisando il senso delle sue parole.

Sempre in settimana era toccato proprio agli industriali e per loro a Montante dire, senza mezzi termini, che ad uccidere le imprese è, prima di tutto, la burocrazia in Sicilia e la mafia arriva solo seconda nella classifica delle piaghe dell’isola.

Un bel quadretto davvero quello dipinto in questi giorni da eventi e dichiarazioni. La mafia è solo seconda, i politici continua a sottrarre risorse e la burocrazia continua a spadroneggiare.

Già, la burocrazia. perché dietro questo nome senza volto si nascondono tante storie di impunità il cui prezzo continuiamo a pagarlo noi cittadini. Chi si è dimenticato la vicenda dei burocrati della formazione professionale scoperti con le mani nella marmellata? Nessuno. Il sistema era il più semplice e, al tempo stesso, il più impensabile. Invece di pagare fornitori ed enti giravano i bonifici sui proprio conti. Semplice quanto assurdo ed incredibile.

Ma la malaburocrazia non è, necessariamente, quella parte malata perché chiaramente criminale del sistema. C’è di più. La malaburocrazia che uccide le nostre imprese è quella che lascia sulle scrivanie pratiche in giacenza per mesi attendendo che l’avente diritto si presenti a reclamare.

Qualcuno lo fa per indolenza, cosa già grave di per se. altri lo fanno per poter chiedere qualcosa. Sì perché chi lavora con l’amministrazione pubblica deve mettere in conto anche questo: i buoni rapporti col burocrate di turno. Senza i buoni rapporti una pratica può restare ferma anche anni. Magari può fare un passo e fermarsi al successivo step. Magari restare ferma al protocollo o dimenticata su uno scaffale o può mancare la figura del “camminatore”, quella espressione di una amministrazione antica mai abbandonata che ha il compito di portare i documenti da una stanza all’altra.

Un camminatore malato o in ferie, un’auto guasta o senza benzina possono essere un ottimo motivo perché una pratica resti ferma uno o due mesi. Ed ecco che il povero imprenditore manda qualcuno a chiedere perché è tutto fermo. Cosa serve? A seconda del livello della pratica può servire la benzina per la macchina, la macchina stessa o chissà che cosa. Forse anche soltanto i buoni rapporti: l’amicizia!

Pratiche che non cessano con una rotazione di dirigenti. Al contrario se una pratica in itinere resta ferma su un tavolo al cambio del dirigente probabilmente resterà ferma più a lungo e magari bisognerà ricominciare tutto da capo.

Non è tutto così, per carità! Al contrario ci sono funzionari onesti e responsabili. Lo si può affermare senza tema di smentita. e per loro è un problema essere onesti e responsabili. Troppo spesso si vedono accusati di volersi mettere in mostra, di voler fare le prime donne. troppo spesso si vedono ostacolati dal sottobosco che non è di destra, di sinistra o di centro. perché la malaburocrazia non ha colore politico. Si ricolloca sempre ad ogni cambio del vento e si ripresenta più forte di prima.

Lotta alla mafia, lotta alla corruzione, classe politica da cambiare, rinnovare, punire. Tutto sacrosanto! Ma se a cambiare non sarà la pratica quotidiana la Sicilia faticherà ad uscire dalla palude della crisi molto di più di altre aree del Paese.