Il Comitato Promotore di Sicilia Nazione, soggetto politico nazionalista e indipendentista siciliano, guidato da Gaetano Armao, lo ha nominato coordinatore di Palermo e della provincia.

Un’assunzione di responsabilità che Beppe Vicari, ingegnere cinquantunenne palermitano, con l’hobby della politica, spiega così a Blogsicilia: “ Ho sempre avuto, come unico interesse, oltre alla famiglia e al lavoro, la politica. Oggi, mi rendo conto che le cose vanno peggio di quando di anni ne avevo venti. E’ fin troppo evidente l’appiattimento verso il basso di quella che si ostina ad autodefinirsi come “classe dirigente”, senza contare quanti infilano e sfilano casacche diverse pur di non mollare poltrone”.

“Ho accettato perché la sfida di costruire una Sicilia migliore – continua – che cammini sulle sue gambe è, in questo momento, per noi tutti, il terreno più avanzato nella lotta per la riconquista delle libertà perdute. La Sicilia ha pagato un prezzo altissimo sull’altare della cosiddetta “unità nazionale”, con un pesante drenaggio di risorse umane, finanziarie e produttive. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

Sul sistema di possibili alleanze per attuare il programma del movimento, Vicari non ha tentennamenti: “Sicilia Nazione si è espressa chiaramente fin dalle prime battute: né con il centrodestra, né con centrosinistra, né tantomeno con Grillo e Casaleggio. Sicilia Nazione è la lista civica dei siciliani: nessuna alleanza, dunque, con i partiti che hanno il centro decisionale fuori dall’Isola. E’ la Sicilia che deve prendere in mano il proprio destino”.

E sulla questione dell’autodeterminazione aggiunge: “Ora più che mai – e lo abbiamo visto con i vari movimenti indipendentisti che in Europa registrano un successo che per i meno attenti sembra inspiegabile – dobbiamo impegnarci per garantire concrete forme di autogoverno alla Nazione Siciliana. Non è più soltanto una questione identitaria o ideologica. Gli interessi economici e di sviluppo dell’isola hanno bisogno dell’autodeterminazione. A costo di sembrare didascalico e forse ripetitivo, la Sicilia è una terra che deve sganciarsi dalle logiche clientelari e dai favoritismi e che deve fare dell’imprenditoria pulita e siciliana l’asse portante di ogni sua espressione. Che sia chiaro a tutti: l’Indipendenza ci conviene, conviene alle nostre tasche, conviene alle nostre produzioni , conviene ai nostri figli e conviene anche a chi per vivere dopo una vita di studi ha dovuto lasciare la Sicilia”.

Un programma, quello di Sicilia Nazione, che sul piano pratico si traduce in un’aspra critica all’attuale governatore della Sicilia: “Un esempio per tutti – spiega Beppe Vicari -: la riforma farlocca delle Province, che ha aggravato i problemi di “area vasta” della provincia di Palermo, e penso alla viabilità e ai servizi a rete, che necessitano di un approccio democratico e partecipato dei territori per la loro soluzione, non certamente di commissari part-time dei mai nati Liberi Consorzi. Il problema rifiuti sta lì a ricordarcelo”.

Della sindacatura Orlando il neo-coordinatore provinciale di Sicilia Nazione sottolinea invece l’inadeguatezza delle scelte a fronte di reali opportunità da cogliere. “Siamo in grado di aggravare un problema con un’idea nata per risolverlo (vedi il circuito arabo normanno e le polemiche suscitate). Penso alla mobilità cittadina e al tram. Orlando e Catania giocano tutto sul piano dell’immagine, come ha dimostrato il dossier Unesco, invece che su quello della concretezza. Su Palermo i veri temi forti sono il Piano Regolatore Generale e la sua revisione, il piano triennale delle opere pubbliche, la crisi edilizia , il Suap e i regolamenti”.

“Fino a quando – continua Vicari – l’intuizione del legame tra turismo e crescita del territorio e quella tra legalità e cultura dell’innovazione non diventeranno fondanti per la politica non è possibile neanche a livello locale una reale crescita economica e sbaglia chi ritiene che il fallimentare modello di sviluppo impostoci in 70 anni possa portarci fuori da tunnel. Fincantieri, Fiat, Keller ma anche lo stato dei trasporti sono la dimostrazione che i mezzi di produzioni isolani se considerati terminale dell’economia Italiana sono un guaio, se pensati invece come mercato interno (la Sicilia ha la stessa popolazione della Danimarca) possono essere la soluzione per la piena occupazione. Proviamo a pensare alla produzione automotive a Termini ed una conversione alla mobilità elettrica, a carrozzerie con materiali innovativi, leggeri, provenienti dalla materie derivate dalla chimica degli idrocarburi. O anche a settori come l’economia digitale: siamo in mezzo alle dorsali delle fibre ottiche che passano tutte a qualche miglio delle nostre coste e una nostra mail viene spacchettata e spesso accede alle dorsali attraverso Tunisi o attraverso Milano. Ma vi sembra normale?”.

“Tutto questo, insieme ai trasporti, sarà oggetto della battaglia politica di Sicilia Nazione – annuncia -. Abbiamo in cantiere moltissime iniziative, ma per adesso pensiamo al periodo festivo con la campagna #comprasiciliano che fra Natale e capodanno sarà in una piazza del centro citta”.