I conti pubblici della Sicilia sono in una “situazione di grave emergenza”. E’ il monito dei magistrati contabili siciliani nel giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione siciliana pronunciato dalle Sezione Riunite della Corte dei Conti per la Regione siciliana.

Le sezioni riunite della Corte dei conti dell’Isola dichiarano “la regolarità contabile del bilancio della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2014 e regolare il conto generale del patrimonio per l’esercizio finanziario 2014 con esclusione delle seguenti partite: attività finanziarie a medio e lungo termine (azioni: 225.970.324,74 euro) e attivita’ non finanziarie (sottoconti: beni immobili 403.472.102,70 euro, oggetti d’arte 313.247.503,66 euro; e beni mobili 78.386.019,40 euro)”. Così recita il dispositivo dei giudici contabili a proposito del Rendiconto generale della Regione siciliana.

I giudici parlano di un “progressivo deterioramento dei conti, nonché un durevole peggioramento della situazione finanziaria che rendono improcrastinabile l’esigenza di predisporre un concreto programma di rientro del deficit ormai strutturale e consolidato in modo da realizzare un effettivo e credibile risanamento”.

Ecco che la Corte dei conti chiede che “lo stato dei conti pubblici venga sottoposto a controlli da parte del governo centrale”.

“A tal fine è necessario un piano triennale di rientro per il ripristino strutturale dell’equilibrio di bilancio in un intesa tra lo Stato e la Regione”.

“Avrei voluto intitolare la mia requisitoria: ‘luci ed ombre della realta’ siciliana’, vi ho rinunciato perche’ le luci sono poche e fioche mentre le ombre sono oscure e minacciose”. A dirlo Diana Calaciura Traina, procuratore generale d’Appello presso la Corte dei Conti nella sua requisitoria.
Lo stesso magistrato introducendo il suo intervento lo ha definito “non soft”. “Devo rilevare – ha detto – che nell’anno finanziario 2014, la fase recessiva dell’economia siciliana non si e’ arrestata anzi prosegue in maniera maggiore non solo rispetto al resto d’Italia ma anche rispetto al Meridione”.

Il debito pubblico della Regione siciliana, per effetto di una serie di operazioni ammonta complessivamente a 7 miliardi e 900 milioni di euro. Emerge dalla relazione del nel giudizio di parificazione della Corte dei Conti per la Regione siciliana.

Al 31 dicembre 2014 il debito residuo si attestava sui 5 miliardi 508 milioni di euro. Lo stock del debito e’ “su un livello superiore rispetto a quello del 2013 registrando un trend crescente pari al 3,05%”.

Le onerosita’della situazione debitoria e’ maggiore se si considerano le due anticipazioni di liquidita’ per complessivi 900 milioni circa concesse dal ministero dell’Economia nel 2013 e la sottoscrizione di un prestito nel 2015, autorizzato dal parlamento regionale, per un miliardo 776 milioni.

Il rendiconto generale per l’esercizio finanziario pone in evidenza un avanzo di amministrazione di 6 miliardi 401 milioni di euro, con un decremento rispetto all’anno precedente di 2 miliardi 047 milioni di euro; una diminuzione, rispetto al 2013, pari al 10,35% circa, delle entrate complessivamente accertate passate da 19 miliardi 725 milioni ad 17 miliardi 638 milioni; in dettaglio si sono avute: una diminuzione delle entrate correnti accertate, pari al 4,15% circa, passate da 16.170 milioni ad 15.497 milioni; una diminuzione delle entrate accertate in conto capitale, pari al 59,32% circa, passate da 3.182 milioni ad 1.294 milioni; mentre gli accertamenti di entrate per accensione di prestiti sono state di 890 milioni; il totale complessivo dei residui attivi al 31 dicembre 2013 era pari a 15 miliardi 219 milioni di euro, mentre alla fine del 2014 si e’ attestato a 14 miliardi 384 milioni di euro.

Le spese complessivamente impegnate sono aumentate rispetto al precedente esercizio, passando da 18 miliardi 449 milioni a 19 miliardi 908 milioni; in dettaglio si sono avuti: un lieve aumento delle spese correnti impegnate che erano 16.419 milioni di euro nel 2013 e sono diventate 16.477 milioni di euro nel 2014; un aumento delle spese in conto capitale che sono passate da 1.782 milioni nel 2013 3.188 milioni nel 2014; una diminuzione delle spese per rimborso di prestiti passate da 247 milioni del 2013 a 242 milioni del 2014; l’incidenza delle spese correnti impegnate nel 2014 e’ stata pari al 82,76% della spesa complessiva, mentre le spese impegnate in conto capitale hanno rappresentato il 16,01% della spesa complessiva (nel 2013, rispettivamente, il 88,99% ed il 9,66%); i residui passivi, a fine anno 2013 ammontavano a 6.337 milioni, mentre, a fine anno 2014, si sono attestati ad 7.875 milioni, con tendenza all’aumento.

Il confronto fra i dati differenziali del rendiconto, in termini di competenza, espressi in migliaia di euro, indica per il risparmio pubblico (differenza tra le entrate correnti e le spese correnti), il 2014 presenta un dato di -980.124, peggiorato rispetto ad -248.797 del 2013.

“I giudici contabili confermano la gravità della situazione economico- finanziaria della Regione, con l’indebitamento cresciuto a 8 miliardi e il pesante condizionamento della spesa corrente sul bilancio. Noi riteniamo che la situazione vada affrontata subito riunendo l’Ars in sessione speciale di bilancio ,prima delle ferie estive”: lo dice il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, a proposito del giudizio di parifica della Corte dei Conti sul bilancio della Regione.

“Tutti i saldi sono negativi- rileva Pagliaro- con un disavanzo di 1,8 miliardi, l’aumento del 24,3% dei residui passivi, la diminuzione dell’8% delle entrate tributarie. Quello della Sicilia- aggiunge- è un disavanzo strutturale a fronte del quale le iniziative del governo non hanno prodotto risultati, anche perché spesso si sono fermate sulla soglia dell’annuncio come nel caso delle società Partecipate”. Il segretario della Cgil sottolinea che “a fronte di quella che anche l’assessore Baccei chiama ‘emergenza’ perdere ancora tempi significa solo aggravare i problemi”.