Poche ore, fino a stasera/notte o al massimo domattina per formare il nuovo governo della Regione. Nonostante i conti continuino a non tornare il Presidente della Regione insiste per dar vita all’esecutivo. La sua fretta non è dettata solo dalla magra figura fin qui portata a casa con i continui ultimatum (o penultimatum) dati alla sua maggioranza che sembra averli ignorati uno dopo l’altro. C’è un altro tema. Il governatore siciliano domani volerà in Tunisia per un appuntamento ‘istituzionale’ che dovrebbe tenerlo fuori dall’Italia una decina di giorni.

Dunque Crocetta I di Tunisia non vorrebbe lasciare la situazione a ‘bagno maria’ fin quasi a metà novembre con assessori che  hanno già firmato gli ultimi decreti ‘sparandosi’ tutte le cartucce e non si sentono più responsabilizzati. C’è perfino chi stamani ha cominciato a raccogliere gli effetti personali in ufficio, altri hanno rinviato riunioni spiegando di non poter prendere impegni a medio termine non sapendo chi gestirà il settore.

Rispetto agli ultimi tre o quattro giorni, però, non è cambiato nulla. Non c’è accordo politico ed anche la trattativa sul bilancio si è arenata dopo tre ore di discussione a Roma ed è stata rinviata al prossimo 9 novembre. E uscendo dalla riunione romana i toni del Presidente della regione sono apparsi alquanto concilianti. tanto da parlare di “Leale e positivo l’avvio del confronto durato oltre tre ore a Palazzo Chigi con i sottosegretari De Vincenti e Bressa, sulla questione della liquidità finanziaria della Regione e il pareggio strutturale di bilancio”.

Il presidente della Regione nel corso dell’incontro, si legge in una nota, ha rappresentato la situazione di indebitamento ereditata e l’azione di rigore intrapresa in questi anni, che continuerà anche nel 2016 e nel 2017. “La Regione – continua Crocetta – è pronta ad assumersi responsabilità chiare e vuole la certezza delle entrate per consentire di avviare una positiva fase di sviluppo. Le proposte avanzate dalla Regione, per bocca dell’assessore Baccei espongono infatti una posizione di maggiore responsabilità a fronte di nuove entrate. Ho ringraziato il governo
nazionale per l’attenzione dimostrata e soprattutto per avere analizzato con attenzione la nostra proposta. Confido in una soluzione positiva”. L’incontro è stato aggiornato a lunedì 9 novembre prossimo, dopo una attenta valutazione tecnica da parte dei dipartimenti interessarti dello Stato, che dovranno pronunciarsi”.

Crocetta, dunque, adesso ha due scelte. La prima è quella di dar vita stasera stessa al governo del Presidente con i 4 assessori che gli hanno detto di sì ed aggiungendo quelli indicati dai partiti minori ovvero Megafono/Psi che ha nominato Di Giacinto, Sicilia democratica che ha nominato Luisa Lantieri e i suoi fidati Mariella Lo Bello e forse Antonio Fiumefreddo. Poi potrebbe scegliere di non toccare gli assessori Udc, ammesso che restino, innestando forse i politici di area Cracolici, Cgil e Dem.

In questo caso, senza i renziani, sarebbe una sfida aperta ad un pezzo di Pd puntando a spaccarlo ma con poche possibilità di avere vita politicamente lunga. Oppure, variante su questa prima scelta, nominare assessori d’area secondo la sua geografia di poltrone per poi sostenere che ogni partito e ogni corrente e rappresentata come ha fatto in occasione del Crocetta bis.

Altra soluzione lasciare passare anche la giornata di oggi e partire per la Tunisia sperando che la sua assenza porti consiglio ma lasciando così la Sicilia paralizzata.

L’unica vera soluzione duratura, però, sarebbe quella di chiudere un difficile accordo per il quale, però, i numeri continuano a non tornare come già da venerdì scorso. Per far quadrare il cerchio Crocetta pensa di lasciare fuori Sicilia Democratica e dunque la Lantieri e Megafono Psi e dunque Di Giacinto accontentando tutti gli altri. In questo caso potremmo assistere ad un governo politico dove, però, gli equilibri non cambiano. Insomma cambiare tutto per non cambiare nulla.

Per uscire dall’impasse si fa strada un’ultima ipotesi. Crocetta potrebbe rinunciare al rimpasto, lasciare tutto come sta e invitare i partiti, se vogliono mettere i politici, a fare solo sostituzioni. Insomma chi ha un tecnico può cambiarlo con il politico di riferimento. Così, tanto per fare un esempio, Lentini potrebbe andare al posto della Barresi, Cracolici al posto della Li Calzi, Lupo al posto di Purpura e così via. Una soluzione tampone che eviterebbe di scoperchiare la pentola che bolle evitando ulteriori problemi.