3 miliardi e 600 milioni di euro di buco a fronte dei quali bisognerà assumere scelte drastiche e impopolari ma farlo tutti insieme. Tenta di rinsaldare le fila il presidente della Regione con un vertice di maggioranza che segue a stretto giro una animata conferenza dei capigruppo. Un vertice che serve a mandare segnali di una unità si intenti che in realtà non c’è.

E Crocetta per rendere credibile questa unità si presenta ai giornalisti a fianco dell’assessore “Tutte queste polemiche tra me e Baccei sono state solo una invenzione giornalistica, per una settimana del resto non ho pronunciato parola per un problema di salute”.

“Stiamo portando avanti un grande progetto di riforma che presuppone scelte di rigore e una strategia globale per lo sviluppo mettendo in sinergia fondi regionali, statali e comunitari e in linea con le indicazioni contenute nel Dpef”.

“Roma avrà un atteggiamento positivo perché il nostro piano di riforme non sarà da meno rispetto a quello del governo nazionale sul piano del rigore per segnare discontinuità col passato”.

Un primo incontro informale, comunque, si svolgerà venerdì sera a Roma in una pausa della maratona per l’elezione del Presidente della repubblica. Crocetta incontrerà il sottosegretario Graziano Delrio, assieme all’assessore Baccei, per sottoporgli la bozza di finanziaria e discutere delle rivendicazioni della Regione in materia fiscale in virtù delle prerogative statutarie. Un incontro che non potrà essere risolutivo visto che il confronto vero avverrà salo quando sarà passata proprio la ‘bufera nuovo capo dello stato’.

Intanto, a dispetto della professata unità d’intenti, salta l’accordo sul mutuo in discussione oggi in aula. La maggioranza si spacca e l’opposizione ne approfitta. Con un colpo di mano, poco prima delle 19 il mutuo viene rispedito in Commissione bilancio.

Saltato il primo pezzo dell’accordo la maggioranza guarda già avanti. Il prossimo passo sarà, domani, l’avvio della discussione sul dpf di Baccei al quale Crocetta chiede alcune modifiche ma sempre nel segno dell’austerity, poi in aula la Riforma del commercio con il testo unico delle attività produttive.

Nelle pieghe di questo programma, adesso, bisognerà anche trovare modo e spazio per recuperare la discussione del mutuo in aula senza il quale non c’è speranza di andare avanti. Dal 18, poi, commissione impegnate a ritmo serrato sulla finanziaria e sul bilancio che dovranno andare in aula entro la fine di febbraio, probabilmente il 26, per poi entrare nel vivo della discussione il 3 marzo.

Quelle che mancano all’appello sono le riforme delle autonomie locali e delle funzione pubblica e dunque del personale alle quali, però si dovrà mettere mano solo dopo il vertice romano che ancora non è stato convocato Gli avvoltoi capitolini al momento non sembrano interessati alla Sicilia (incontro con Delrio di venerdì sera a parte), distratti dall’elezione del presidente della repubblica, solo dopo si potrà convocare questo incontro tecnico-politico.

Un vertice comunque positivo per il segretario del Pd Fausto Raciti che rimanda, comunque, qualsiasi giudizio ad un momento successivo proprio al vertice romano sui conti siciliani.

“E’ stata avviata una discussione utile anche se mancano ancora alcuni elementi perché c’è un tavolo aperto con il Governo nazionale che dovrà definire il suo impegno, così come i saldi di risparmio della nostra Regione vanno definiti in relazione all’impegno che il Governo nazionale garantirà. Si apre una discussione importante – sottolinea Raciti -, positiva, in cui ci sono risparmi, sviluppo e riforme. Segniamo un punto d’inizio. Spero che come si è aperto il confronto sulla finanziaria si possa aprire nelle prossime settimane la discussione sul programma complessivo di Governo, sulla direzione di marcia che si intende prendere guardando alla Sicilia dei prossimi tre anni”.

E mentre la maggioranza sembra sciogliersi da sola compare anche il nuovo assessore Ettore Leotta che ha in carico le due grandi riforme che rimangono al palo. “La riforma delle Province deve essere portata avanti, ma devo confrontarmi con il presidente Crocetta: il confronto con il governo è necessario – dice Leotta -. In ognuno dei disegni di legge all’esame del parlamento ci sono aspetti positivi da valorizzare”.

Durante la seduta della commissione Affari istituzionali, la linea emersa per portare avanti la riforma che deve istituire i Liberi consorzi
di Comuni prevede la stesura di un canovaccio che faccia da sintesi rispetto ai ddl fino ad ora presentati (in particolare fra quello del governo voluto dal presidente Crocetta e quello sostenuto dal presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone. Una delle ipotesi esaminate in commissione prevede la riduzione, rispetto all’attuale schema, del numero totale di enti: dall’attuale “9+3” con nove Liberi consorzi di Comuni più le tre città
metropolitane di Palermo Catania e Messina, all’ipotesi del “6+3” con sei Liberi consorzi di Comuni più tre aree metropolitane che “coinciderebbero” con le attuali aree provinciali di Palermo Catania e Messina”.