Solo il 40% degli elettori siciliani che si sono recati alle urne per le europee hanno votato come alle politiche del febbraio del 2013, mentre il 57%% hanno cambiato partito o si sono astenuti. Risulta da un’analisi dell’istituto Demopolis. Da una ricostruzione della provenienza del consenso ottenuto al Pd in Sicilia in base al voto delle politiche risulta che su 100 elettori delle europee, i due terzi avevano già votato il Pd nel 2013, 5 su 100 avevano scelto il M5S, 7 il Pdl, 16 Scelta Civica o l’Udc; 4 su 100 da altri partiti. Significativa appare nell’Isola anche la convergenza nel Pd dell’area di Articolo 4, il partito fondato da Lino Leanza, ex braccio destro di Raffaele Lombardo nell’Mpa.
 
“Si rileva un grado di infedeltà ai partiti – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento– decisamente superiore a quello, sia pur significativo, registrato a livello nazionale. La stabilità del consenso della prima Repubblica e degli anni delle sfide tra Prodi e Berlusconi, quando cambiava idea da un’elezione all’altra circa un cittadino su dieci, è ormai solo un ricordo”.
In poco più di un anno in Sicilia, nonostante la minor affluenza, il Pd guadagna oltre 100 mila voti, il Movimento 5 Stelle ne perde quasi 400 mila ma, se paga l’astensione più altre liste, ottiene pur sempre il consenso di oltre il 26% dei siciliani, circa 5 punti oltre la media nazionale. Forza Italia, con il 21% nell’Isola, va meglio rispetto ad altre aree del Paese, ma resta pesante la fuga di consensi. Ulteriormente cresciuto il numero di astenuti, quasi 2 milioni e mezzo di elettori.
“Il Partito Democratico -rileva Vento- ha dimostrato in Sicilia, come nel resto del Paese, di godere di un tasso di fedeltà molto superiore a tutte le altre liste, ma ha anche assorbito ampia parte dell’elettorato moderato e centrista, sottratto consensi a Grillo e, per la prima volta, anche a Berlusconi. Con un anomalo flusso diretto anche dal Pdl al Pd di Renzi. Il premier ha rappresentato il fattore prevalente nel successo del Pd, riuscendo non solo a convincere gli indecisi, ma anche ad intercettare la fiducia di segmenti sociali storicamente lontani dal centrosinistra”.