Signorina, a fuoco sono andate le sterpaglie. Poi, che sia stato il sole, che sia stato qualcuno, noi non lo sappiamo ancora. Stanno indagando quelli della Questura“.

Così hanno risposto alla nostra collega Veronica Femminino i carabinieri di Siculiana, in provincia di Agrigento, a proposito dello strano caso dell’intimidazione che avrebbe subito Giuseppe Catanzaro, imprenditore e numero due di Confindustria Sicila.

Già, perché non c’è stato alcun attentato. E lo si era appreso nella tarda mattinata di ieri. Ne abbiamo parlato in quest’articolo. Alcune guardie giurate, infatti, nella zona della discarica, gestita dalla ditta di Catanzaro, hanno notato, nella notte tra il 2 e il 3 agosto, un principio di incendio. Subito si è pensato ad un attentato incendiario a scopo intimidatorio ma la circostanza è stata subito smentita. (Qui una delle fonti agrigentine).

Tuttavia, nonostante ciò, i messaggi di solidarietà sono arrivati da ogni dove: Gianmaria Sparma, Marco Venturi, Vincenzo Fontana, Raffaele Lombardo, Carlo Vizzini, Salvino Caputo, Giuseppe Lumia… Fino ad arrivare al protagonista, ovvero il destinatario eventuale delle fiamme, intervistato dal Giornale di Sicillia.

Ora, senza dubbio Giuseppe Catanzaro e la sua ditta hanno subito numerose intimidazioni nel corso del tempo. Siculiana e dintorni non è una zona tranquilla, si sa. L’inquinamento criminale è un problema grave e serio. Bisogna stare sempre all’erta.

Però, la vicenda di ieri ha assunto connotati ‘camilleriani‘. Protagonista la solidarietà compatta del mondo politico, sempre sull’attenti quando succede qualcosa di losco, come vuole la prassi delle buone maniere. Giusto che sia così.

Stavolta, però, l’attentato non c’è stato. Per fortuna. A meno che non si dica che ‘u suli sia colluso con la stidda