Non si potrà dire che la gatta frettolosa ha fatto i figli ciechi, perché per il riordino dell’ex Province siciliane sono serviti quasi tre anni, ma intanto qualche dubbio all’Anci Sicilia ce l’hanno.

L’associazione dei comuni un mese fa ha sollecitato Renzi, Alfano e il presidente dell’Ars Ardizzone, con una lettera in cui si chiede di “valutare bene la coerenza della legge sui ‘Liberi consorzi e Città metropolitane’, approvata il 30 luglio scorso, siamo in attesa di conoscere quale sarà il percorso di attuazione della suddetta legge che ad oggi appare tutt’altro che chiaro”.

Secondo l’Anci quella votata a Sala d’Ercole potrebbe presentare qualche “dubbia legittimità costituzionale che, peraltro, rischiano di determinare gravi problematiche applicative” e “occorre evitare di commettere gravi errori che rischiano di produrre una situazione di caos e ingovernabilità replicando, ad un livello ancora più importante, la drammatica esperienza che ha visto a tutt’oggi inattuata la legge di riforma sulla gestione del sistema integrato dei rifiuti (9/2010)”.

L’associazione dei sindaci dell’Isola è perplessa sul ‘quadro finanziario’ per mandare avanti Città Metropolitane e Liberi Consorzi e ritiene ci sia “la mancata individuazione puntuale degli amministratori in possesso dei requisiti di candidabilità”.

In Sicilia si dovrà procedere all’elezione del ‘sindaco metropolitano’ che potrà essere votato dai consiglieri comunali dei territori della Città Metropolitana. Questa votazione dovrebbe avvenire in autunno, ma sui criteri i dubbi sono ancora parecchi: “la legge – hanno spiegato dall’Anci Sicilia – affida a un atto amministrativo (un decreto del presidente della Regione) la possibilità di includere o meno tra i soggetti candidabili un insieme di circa 150 sindaci (quelli eletti nella tornata elettorale del maggio 2012)” e ciò “mina alla radice la certezza della partecipazione di un insieme significativo e rappresentativo del corpo elettorale da individuare per queste elezioni di secondo livello”.

La votazione potrebbe riportarci a più di vent’anni fa quando il sindaco lo eleggevano i consiglieri comunali e le correnti dei partiti, a seconda degli umori del momento, tenevano in vita un’amministrazione per pochi anni…nella migliore delle ipotesi (rischio, tuttavia, che dovrebbe essere scongiurato).

L’osservazione dell’Anci Sicilia è pertinente e sarà fondamentale chiare ogni dubbio, ma l’elezione del sindaco metropolitano resusciterebbe  gli apparati e le segreterie con conseguenze che potrebbero riflettersi anche nei singoli comuni.

Proprio per Città metropolitane, nel resto d’Italia, si è scelto di affidare le funzioni di sindaco metropolitano ai primi cittadini della città capoluogo, ma – a nostro giudizio- è come se il condomino con la particella più alta di un palazzo importante gestisse un condominio che si è formato sbancando mura e steccati che annetto ad edifici più piccoli, ma non meno importanti.

“D’altro canto – rileva l’Anci Sicilia – non si è optato per un sistema di elezione diretta”, cioè dare ai cittadini la possibilità di scegliere. Con una sola parola: democrazia.

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