“L’economia è ferma, non ci sono i soldi per chiudere il bilancio, le leggi vengono regolarmente impugnate ed il Governo nazionale è costretto sempre più spesso a intervenire coi commissariamenti. E Crocetta che fa? Anziché rendersi conto della situazione disastrosa e cercare soluzioni continua a difendere il Cas e gli altri inutili carrozzoni delle partecipate ed a parlare di rimpasto. E per giunta si meraviglia e si infastidisce perché a Roma e nel Partito Democratico c’è chi si interroga su come salvare il salvabile”.

E’ fin troppo chiara la dichiarazione del Presidente del Pd siciliano Giuseppe Bruno, ex assessore al lavoro della giunta Crocetta ma oggi schierato fermamente con i renziani ‘detrattori’ del governatore. Fin troppo chiara e tempestiva una dichiarazione diffusa via sms nella serata di ieri appena qualche ora dopo che Crocetta aveva lanciato i suoi anatemi contro chi lo accosta a Ignazio Marino e aggiunto il suo ultimatum sul rimpasto di giunta indirizzato agli alleati a cominciare dal suo stesso partito.

Tempestiva e precisa perché segna la direzione che il Pd sta prendendo. Le contestazioni sono le stesse che qualche giorno fa aveva lanciato Davide Faraone in  un momento diverso. Ma arrivano proprio qualche ora dopo la conferenza stampa con la quale Crocetta aveva lanciato la sua nuova autodifesa

Le parole di Bruno tolgono ogni dubbio, se mai ce ne fossero stati, sul fatto che il dibattito all’interno del partito è aperto. la domanda che si fanno gli esponenti romani del partito è: “Si può continuare altri due anni così? Quanto costerebbe al partito in termini di ulteriori voti persi, in termini di risorse sperperate, in termini di guai da aggiustare domani?”

Domande che non sono nuove ma che oggi sono ancora più attuali proprio alla luce della situazione capitolina. Che a Crocetta non piaccia essere accostato a Ignazio Marino è chiaro e perfino scontato. Ma l’accostamento non è sulle cose fatte o non fatte. L’accostamento avviene sul percorso politico che il pd vuole e deve fare per liberarsi dalle schegge impazzite che sono proprio queste due: gli incontrollabili.

Con Marino è stato un tiro al bersaglio su tutto, fino a finire sugli scontrini. Con Crocetta non c’è bisogno di cercare scontrini che non esistono. bastano i risultati dei suoi governi.

Il dibattito è aperto nel Pd e le strade tracciate sono ancora e sempre due ma entro un anno anche Crocetta dovrebbe cedere il passo, volente e nolente. almeno secondo i notabili del suo partito