“Io, rivoluzionario incompreso ma cosciente che non si può vincere sempre”. E’ un Crocetta inedito quello che si “confessa” a Panorama, settimanale sempre molto critico con il presidente della Regione siciliana. Una lunga intervista che occuperà 4 pagine dell’edizione in edicola in Sicilia da domani e disponibile fino al 19 febbraio.

Più che una vera intervista quella fra Crocetta e Andrea Marcenaro appare come una battaglia dialettica con il giornalista del settimanale diretto da Giorgio Mulè che incalza il governatore siciliano. Un continuo batti e ribatti nel quale l’intervistatore contesta a Crocetta di non aver mantenuto le promesse fatte a gran voce, dal dimezzamento dello stipendio al reperimento di investitori per l’ex fiat di Termini Imerese, dall’abolizione delle province alla promessa di dar vita ad una compagnia di volo siciliana a capitale pubblico affidata all’Ast.

Crocetta replica su tutto ma è su Fiat che il giornale si sofferma di più con uno scambio di battute. “Ci sto lavorando – dice il governatore, ma con quali prospettive non lo so”. Incalzato parla di una dichiarazione simbolica “Significa  – risponde – che non accetto l’idea di uno Stato che per il sud non fa niente. Se poi ci riesco o non ci riesco…”. Beh, ma conta – lo incalza l’intervistatore. e lui “certo che conta, ma mica dipende solo da me, non tutte le battaglie si possono vincere. Non verrà mica a dirmi che la Fiat l’ho chiusa io”.

Una lunga serie di “non lo so” fa da risposta ad altre domande che riguardano proprio il futuro di Fiat (insomma la Fiat chiuderà?), i tempi per i Trinacria bond, i motivi delle impugnative in serie da parte del Commissario dello Stato.

Sulle difensive il Presidente della Regione anche quando si parla di politica. Quelle di Faraone “parole in libertà”; l’Udc passa al centro destra “vedremo”; maggioranza debole “le elezioni le ho vinte io, non la coalizione che mi sosteneva”; il rapporto con la magistratura “non l’ho mai usata per fini politici”.

Poi l’affondo anche contro il suo partito “Mi accontento di ripulire il governo della mia isola. L’ho fatto nella sanità e prosciugando l’acquitrino della formazione professionale e lì c’entravano anche alcuni padroni del Pd”.

“Dicono che – gli domanda Marcenaro – alla sua Sicilia abbia dato più manette che pane“Non auspico manette – risponde secco e senza riferimenti al lavoro – per chi non truffa, non ruba e non bastona i suoi concittadini.

Capitolo a parte quello sulle province rispetto alle quali scarica sull’Ars tutte le responsabilità  Le aboliremo se la mia legge non sarà massacrata e non so se la massacreranno. in ogni caso per l’abolizione complessiva occorre una modifica alla Costituzione”.

Confessione semplice e diretta, infine, sul Muos “faccio l’amministratore non l’ideologo, non rovino la Sicilia pagando una multa stratosferica per la mancata realizzazione”, e sulle politiche per il lavoro “abbiamo sbloccato 7 miliardi di fondi europei e chiuso un accordo con 200 sindaci per i pannelli solari. Lavoro dopo il 2015 ma di preciso non si può sapere”.