Siracusa – Gallerie, cunicoli, ipogei scavati nelle epoche storiche più disparate. La storia, l’arte, la cultura e la tradizione religiosa di Siracusa non si è soltanto sviluppata in superficie, ma passa anche da qui con una grande testimonianza reale di “vita”, attraverso quella che si presenta come una città sommersa in gran parte inesplorata, circondata da un affascinante alone di mistero e racchiusa nella cultura del sacro.

Un viaggio nelle catacombe di Siracusa. I vasti complessi cimiteriali sotterranei, più comunemente chiamati catacombe, rappresentano un’ampia testimonianza dell’intensa vita spirituale e la consistenza della comunità cristiana cittadina che nel ’61 fu toccata dalla predicazione dell’Apostolo Paolo.

La visita alle Catacombe si rende opportuna quasi necessaria, per l’attento visitatore che vuole comprendere, accanto ai fasti e ai monumenti della città greca, quanto complessa, significativa e ricca di esperienze fu anche la realtà di Siracusa in epoca romana, sia nella prima età imperiale che nel successivo tardo impero.

Da notare è la ricchezza e la vastità dei complessi catacombali che tra maggiori e minori, raggiungono un’estensione ed un’importanza che posiziona Siracusa immediatamente alle spalle della città eterna Roma. Tre sono i più ampi complessi catacombali: quelli di Santa Lucia, di San Giovanni, e di S.Maria di Gesù e di Vigna Cassia.

Le indagini archeologiche nella Catacomba di Santa Lucia, condotte da Paolo Orsi dal 1916 al 1919, furono mirate a capire la natura del collegamento che vi è tra la Catacomba stessa e il sepolcro della santa, l’arcosolio che come da tradizione aveva accolto il corpo della martire e che era stato isolato nel 1685 per essere inglobato nella chiesa ottagona.

Genesi e sviluppo della catacomba rievocano i prototipi romani, sia nell’articolazione del cimitero in più regioni, sia nello schema delle gallerie con loculi impilati alle pareti nelle varie regioni. Si sviluppano sotto l’omonima piazza e il nucleo più antico risale agli anni 220 – 230, articolandosi addirittura su ben tre livelli.

L’uso di questo cimitero si protrasse fino alla piena età bizantina (VIII – IX secolo).
Una traccia notevole proprio dell’età bizantina si ha grazie a un sacello dell’VIII°-IX° secolo, grandiosamente affrescato con la rappresentazione dei 40 martiri di Sebaste.

Altro affascinante itinerario offrono le Catacombe di S. Maria di Gesù e di Vigna Cassia che inglobano due nuclei risalenti agli anni 220 – 230 la prima e 250 – 256 la seconda. Sono ubicate nella zona compresa tra via A. Von Platen e viale Teocrito. Anch’esse di estremo interesse, sono le più vaste di tutta la Sicilia.

Sono dette di Vigna Cassia perché prendono il nome del proprietario della vigna sovrastante l’area catacombale, al momento del ritrovamento. Iniziate attorno alla metà del III° secolo, furono attive fino alla seconda metà del IV° secolo. Presentano un corpo centrale a croce e numerosi ambulacri secondari. Anche qui notevoli gli affreschi. Fuso nel vasto intreccio dei cunicoli sotterranei, il complesso cimiteriale rimase in uso fino al IV secolo.

Un cimitero di comunità non esclude l’esistenza di spazi privati (cubicola), che sono quasi fisiologici e che sono rappresentati da piccole rotonde ricavate da un reimpiego, non particolarmente curato, di cisterne disattivate del precedente impianto di approvvigionamento idrico della città.

Il pluralismo ideologico che qualifica i nuclei originari della catacomba, interessa a maggior ragione gli ipogei della platea soprastante il cimitero di comunità che, destinati a servire singole famiglie o corporazioni, rivelano una convivenza ancora più accentuata fra pagani e cristiani. Sono ancora una volta le iscrizioni gli indicatori più efficaci di tale fenomeno.

Salvezza e resurrezione dell’anima sono i concetti espressi simbolicamente dalle scene che decorano due arcosoli dell’ipogeo: due momenti della trilogia di Giona, Daniele nella fossa dei leoni, ritratto di defunto fra oranti, resurrezione di Lazzaro e pavoni inseriti nei giardini fioriti dell’habitat paradisiaco.

Le ultime catacombe siracusane sono quelle di S. Giovanni che risalgono agli anni 315 – 360 con inumazioni che raggiungono la fine del secolo successivo.

La particolarità di questo vasto complesso è l’organicità dell’impianto che si sviluppa intorno ad una galleria principale (decumanus maximus) ottenuto mediante l’ampliamento di un acquedotto greco. Su questo si innestano perpendicolarmente altre gallerie di minori dimensioni nelle quali si aprono le sepolture ad arcosolii.

La visita alle catacombe di San Giovanni, aperte al pubblico, offre un’esperienza di grandissimo interesse e suggestione. Interamente esplorato, il complesso di San Giovanni è più recente dei precedenti in quanto risale al 315-360 d.c. Si sviluppano in gallerie, con migliaia di loculi, che si diramano dalla decumanus maximus che i cristiani ottennero scavando ed ampliando un acquedotto greco. Dalle gallerie si accede a spazi più grandi a forma quadrata e circolare: cappelle dedicate a martiri.

Sono state finora scoperte 5 cappelle e sono state chiamate di Eusebio (papa morto a Siracusa e qui temporaneamente sepolto), delle Sette Vergini, di Antiochia, di Adelfia ed Anonima.

Nella rotonda di Adelfia, che è tra le più significative, è stato ritrovato un sarcofago del IV° secolo con scolpite scene dell’antico e nuovo testamento, eseguito per Adelfia sposa di Valerio Proculo.

Da vedere, nel corridoio principale, l‘arcosolio della vergine Deodata con l’affresco di Cristo, della Vergine e dei Santi Pietro e Paolo. Si conservano in tutto il complesso tracce di affreschi e grande interesse riveste l’ingente quantità di iscrizioni funerarie in greco e latino restituite da questo complesso catacombale.

Solo una leggenda la storia della scolaresca dispersa con gli insegnanti all’interno delle catacombe, durante una gita di sola andata?

Forse una leggenda metropolitana, ma anche questo fa parte delle informazioni necessarie relative ad un itinerario che dall’aspetto si presenta avvolto nel mistero.