Sono stata travolta ingiustamente da un’ondata di fango sui giornali di tutta Italia. Si e’ parlato di acquisti di gioielli, borse lussuose e persino cene da nababbo pagati con i soldi dei gruppi politici. Ora vorrei fare un po’ di chiarezza, perche’ non ho mai intascato un euro di soldi pubblici“.

Si difende, incontrando i giornalisti dopo l’interrogatorio in Procura, l’ex deputata Udc all’Ars Giulia Adamo, indagata nell’ambito dell’inchiesta per le ‘spese pazze’ dell’Assemblea regionale siciliana per peculato in concorso. In particolare all’ex deputato, oggi sindaco di Marsala (Trapani), gli inquirenti contestano l’acquisto di una borsa Louis Vuitton del valore di 400 euro.Intanto vorrei specificare che non si trattava di una borsa ma di un portafogli, – dice Adamo – Vorrei specificare che avevamo organizzato un convegno tra due gruppi politici, l’Mpa, il Presidente della Regione di allora Raffale Lombardo e i dirigenti regionali. Per un progetto di rilancio del progetto Lombardo. In quel periodo ci credevamo. Avevamo pensato che discutere coi dirigenti fosse una buona idea. Un collega propose un palazzo storico che metteva a disposizione una persona che però non conoscevo. Cosi’ ho pensato di ringraziare questa persona. Ci e’ sembrato giusto. La spesa di 400 euro era stata divisa tra noi e l’Mpa. Sarebbe stato improprio tirarli fuori io quei soldi visto che non era un incontro di carattere politico”

“Ben venga l’inchiesta della Procura di Palermo – continua l’ex deputato – sulle cosiddette ‘spese pazze’ dell’Assemblea regionale siciliana. E’ necessario fare chiarezza sul modo di spendere i soldi publici nei gruppi. Ma penso anche che ci voglia subito una nuova legge perche la politica e’ incapace di auto organizzarsi”.

“Io non condividevo questo modo di fare politica – dice Adamo che oggi e’ sindaco di Marsala – Ma mi chiedo: se non si possono fare convegni politici o incontri, i fondi perché vengono dati? Ci vuole una legge“. “Non si può dare al gruppo politico una somma considerevole e poi non spenderli, per rappresentanza politica, convegni. Noi abbiamo sempre speso i soldi con oculatezza. All’interno di un sistema che va riformato ho avuto atteggiamento del buon padre di famiglia in una legge che va rifatta”.

A Giulia Adamo vengono contestate spese per migliaia di euro “non giustificate”. “Sono finita su tutti i giornali d’Italia proprio per essere pignola nel rendicontare”, si difende lei. “La prima contestazione riguarda il pagamento del personale. I gruppi quando si costituiscono devono scegliere il personale. Pensare che io, o qualsiasi capogruppo possa preparare le buste paga e’ difficile da sostenere. La prima assunzione che ho fatto, come gruppo Misto, e stata quella di scegliere il consulente del lavoro. Ma non ho scelto il mio consulente personale o un amico marsalese, ma il consulente del lavoro che lavorava negli altri gruppi. L’ho visto due volte in vita mia, penso che lui possa charire. Non capisco perche’ il personale che lavora nei gruppi non dovrebbe essere pagato come il personale regionale di cui spesso ci lamentiamo. Forse c’e’ da rivedere tutto il sistema di pagamento. Ma in questo momento chiedermi di riferire delle buste paga dei dipendenti della Regione e’ come se mi chiedesero di riferire le buste paga del Comune di Marsala”.

Giulia Adamo, visibilmente emozionata, prosegue: “La prima informazione e’ che io non ho mai utilizzato la somma del 10 per cento che mi viene contestata. Non solo non ho utilizzato i rimborsi spesa del capogruppo del 10 per cento ma ho pure messo a disposizione del gruppo la mia macchina personale“. E sui rendiconti: “Non solo il deputato non deve fare il rendiconto, ma il gruppo non ha nessun dovere a mantenerlo, non si capisce piu’ quando c’e’ o meno il rendiconto”.

E sottolinea: “Le spese che ho autorizzato nei cinque anni ammontano a 5.480 euro, spese di rappresentanza. Se la notizia esce come spese per borse di lusso e cravatte, o gioielli, e’ chiaro che si crea quella confusione mediatica, quella ondata di fango che non meritiamo. E sul regalo acquistato in una famosa gioielleria di Catania costato 1.690 euro, Giulia Adamo spiega: “E’ stata una scelta di rappresentanza. Un collega lo scelse a Catania per un regalo di nozze. E’ stato un regalo del gruppo parlamentare, poi c’e’ anche un mio assegno personale perche’ fui invitata al matrimonio. Il gruppo ritenne di fare una gratifica a un impiegato che si sposava, parliamo di mille euro…”.

E sul viaggio a Bruxelles, con il deputato Toni Scilla, Adamo spiega: “Sono state scritte falsita e’ anche volgarità su questo viaggio. Noi facemmo una battaglia per l’agricoltura, quella per ottenere un rimborso per la peronospera per la Sicilia. Il governo Prodi mando’ alla Sicilia 50 mln euro. Ma l’allora assessore, che oggi siede a Bruxelles, e il suo staff tecnico, decisero che i fondi non si potevano utilizzare. Cadde il governo e i soldi si persero. Cosi’ decidemmo di andare all’Ue”.

Insieme alla Adamo lo staff del Comune presente alla conferenza stampa “e’ voluto venire per i fatti suoi – precisa l’ex deputata – li ho trovati tutti qui e li ringrazio ma oggi si sono presi tutti un giorno di ferie, non vorrei che domani sui giornali ci fosse scritto: “tutti a Palermo a spese del Comune””.