Saranno trasmesse alla Corte dei Conti tutte le carte dell’inchiesta della procura di Palermo per le spese pazze dei gruppi in Assemblea regionale siciliana. Lo rivela, in una intervista al Giornale di Sicilia, il procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci che ha la responsabilità del pool di inchiesta sulla pubblica amministrazione.

Una scelta obbligata, quella di trasmettere le carte al “tribunale del danno erariale” ma anche un elemento che fa tremare i deputati indagati, ben 83. Se, infatti, molte posizioni penalmente non reggeranno, davanti alla Corte dei Conti non servono i medesimi elementi di prova del dolo ma basta la dimostrazione del danno arrecato ai fondi pubblici per chiedere ai responsabili la restituzione delle somme spese in maniera impropria.

“Un uso distorto di questi fondi c’è stato, ora bisogna chiarire la dimensione del fenomeno – sostiene Agueci nell’intervista -. Sono state riscontrate irregolarità in tutti i gruppi politici ed in alcuni casi le giustificazioni di certe spese sembrano molto difficili, ma siamo alle prime battute di un’indagine molto complessa, non alle sentenze di condanna”.

Agueci lascia comprendere che delle 97 posizioni aperte probabilmente solo una quindicina arriveranno alla fase finale dell’indagine. Cifre che il procuratore aggiunto non fornisce in via diretta ma che si desumono da alcune valutazioni sull’entità delle contestazioni

“A noi – continua Agueci – interessano i reati, non le valutazioni etiche o politiche, che spettano ad altri. E’ chiaro pero’ che la lotta alla corruzione e al malaffare, cosi’ come la lotta alla mafia, non riguardano solo i magistrati, ma nelle loro conseguenze coinvolgono tutti i settori della società”. “

Sulle prime giustizificazioni fornite alla stampa dai parlamentari Agueci non si sbilancia ma è scettico su alcuni aspetti Alcune di queste spese potranno essere giustificate e, magari, alla fine non potranno essere oggetto di una contestazione penale. La Guardia di finanza ci ha però chiesto l’autorizzazione a trasmettere gli atti alla Corte dei Conti che potrà a sua volta eventualmente rilevare delle irregolarità contabili, anche laddove non sussisteranno quelle penali. Infine, sempre in linea di massima, la legge prevede che al di sotto di una certa soglia la spesa privata compiuta con denaro pubblico non possa costituire peculato, come potrebbe essere nel caso di un singolo caffè o di un’unica telefonata”.

Ma nel frattempo i cittadini si organizzano per contestare anche loro il cattivo uso dei fondi pubblici ai propri rappresentanti politici. Il Codacons, nei prossimi giorni, formalizzerà alla Procura di Palermo “l’atto di intervento nel procedimento.

“Ovviamente – spiega Francesco Tanasi – i soldi spesi dai deputati per gioielli, vacanze, auto, borse griffate e biancheria intima dovranno essere restituiti fino all’ultimo centesimo ai cittadini, trattandosi di risorse che i siciliani hanno versato alle casse pubbliche. Con pazienza attenderemo l’esito dell’inchiesta e, una volta accertati gli illeciti e le responsabilità, avvieremo una azione legale contro i singoli deputati, per far restituire loro il maltolto attraverso i propri beni personali”.