Non è tutto oro quello che luccica. Due degli enti coinvolti nel percorso di salvataggio degli operatori degli sportelli multifunzionali hanno deciso di non sottoscrivere l’accordo di ieri che prevede il passaggio dei lavoratori al Ciapi di Priolo per 8 mesi a partire dal 1 ottobre, con contratti a tempo determinato, in attesa di una soluzione definitiva.

Anfop e Asef comunicano la loro decisione con una lettera inviata alla Regione siciliana, al Dipartimento della famiglia, del lavoro e delle politiche sociali, all’assessore Ester Bonafede, al dirigente generale Annarosa Corsello ed alle associazioni di categoria.

Pur comprendendo l’esigenza che ha portato a questo accordo “non ritengono di doverlo sottoscrivere” mettono nero su bianco i presidenti dei due enti Gabriele Albergoni e Benedetto Scuderi.

“Si rileva che queste associazioni riscontrano diverse criticità – si legge ancora nella lettera – nel percorso delineato dal governo che oltre ad incidere direttamente sugli Enti gestori potrebbero incidere anche sui lavoratori”.

In pratica l’accordo che fa transitare i lavoratori al Ciapi lascia scoperti i costi di gestione a cui gli enti devono comunque fare fronte. una situazione che rischia di ripercuotersi ugualmente sui lavoratori nel caso in cui gli enti non riescano a coprire questi costi aggiuntivi.

Peraltro un elemento non rilevato in maniera chiara nella lettera è la giustificazione giuridica di questo passaggio. Gli operatori degli sportelli, infatti, sono dipendenti a tempo indeterminato degli Enti gestori ed il loro impiego per 8 mesi in altro ente può essere giustificato solo con la concessione di una analogo periodo di aspettativa.

Di fatto ad agosto del prossimo anno c’è il rischio concreto che questi lavoratori rientrino agli Enti senza incarico e senza fondi per il loro pagamento. Un timore concreto per i gestori ma anche per gli stessi lavoratori.

“Si auspica – si legge inoltre nella lettera – che il Governo regionale avvii una tempestiva programmazione della propria azione per evitare, in futuro, il ripetersi di condizioni di emergenza sociale con il rischio di paralizzare, peraltro, l’erogazione dei servizi per l’impiego”