L’ex vice capo del Dap, Francesco Di Maggio avrebbe subito pressioni dall’ex ministro democristiano siciliano Calogero Mannino sull’applicazione del 41 bis ai mafiosi. Lo ha sostenuto Nicola Cristella, che fu capo scorta di Di Maggio, sentito oggi come teste a Palermo nel processo per la trattativa Stato-mafia, in cui Mannino e’ tra gli imputati.

“A un certo punto -ha detto Cristella- Di Maggio comincio’ a innervosirsi per questioni di ufficio, perche’ c’erano pressioni di un politico siciliano sull’applicazione del carcere duro ad alcuni mafiosi. Il politico era Calogero Mannino. Di Maggio -ha aggiunto Cristella, rispondendo al pm Roberto Tartaglia- mi disse: non si puo’ chiedere al figlio di un maresciallo dei carabinieri di scendere a patti con la mafia o con i delinquenti'”.

L’ex capo scorta ha inoltre raccontato di avere accompagnato piu’ volte Di Maggio in un ristorante di Roma, per cene a cui partecipavano l’ex capo del Ros Giampaolo Ganzer, il suo predecessore e poi capo del Sisde Mario Mori e un appartenente ai servizi, Umberto Bonaventura. “A queste cene -ha affermato il teste- partecipava anche un altro soggetto, che non conosco, che veniva con un motorino sgangerato”.