Lo Statuto e l’Autonomia della Regione Siciliana sono sotto attacco. L’ultima emergenza made in Sicily, la città di Messina senz’acqua da più di una settimana, ha portato opinion leader, mass media e politici, anche se in modo ancora timido e indiretto, a puntare il dito contro lo Statuto speciale dell’Isola.

Sono tanti gli attachi rivolti in questi giorni dagli studi televisivi di talk show e programmi di approfondimento di televisioni nazionali, dai giornali e dal web alla classe politica siciliana: colpevole di non essere in grado di garantire servizi adeguati ai cittadini e di passare da un’emergenza all’altra senza porre rimedio a nulla.

Stamattina  su Rai 1 nella rubrica “Sarò Franco”, all’interno del programma “Uno Mattina” il conduttore Franco Di Mare, volto storico del Tg1, si è scagliato contro lo Statuto siciliano. E domani il Movimento politico Sicilia Nazione segnalerà Di Mare alla Commissione di Vigilanza della Rai. “Il conduttore – rileva il movimento indipendentista – ha attribuito allo Statuto colpe inverosimili come la crisi idrica a Messina, l’autostrada interrotta sulla Catania-Palermo e la lentezza delle ferrovie, tutte cose che con lo Statuto non hanno niente a che fare. Un attacco violento sferrato da una trasmissione del servizio pubblico contro una norma della Costituzione repubblicana è un fatto gravissimo che va segnalato alle autorità preposte”.

Anche nella puntata  di oggi dell‘ “Aria che tira”, fortunata trasmissione di approfondimento giornalistico oggi condotto da Myrta Merlino su LA 7 si è dibattuto sull’utilità dello statuto speciale in Sicilia e dell’incapacità del governo regionale di far fornte alle emergenze nonostante l’Autonomia.

Sempre oggi, dalle pagine del quotidiano “La Sicilia”, a firma dell’editorialsita Enrico Cisnetto, arriva la richiesta di far tornare allo Stato la gestione della Sanità che ha già dovuto sborsare 9 miliardi di euro per ripianare i buchi di otto regioni, Sicilia compresa.

Un attacco mediatico che, a torto o a ragione, sembra essere l’avanguardia di un piano volto a delegittimare lo Statuto speciale alla Sicilia, indegna dell’Autonomia ottenuta nel 1946.

Insomma, l’Automia siciliana rischia di fare la fine della via che porta il suo nome a Palermo: non si sa se esiste ancora e, qualora ci fosse ancora, non si sa dove inizia e dove finisce.