Stop alle attività di raffinazione a Gela. Cancelli bloccati, stamani, al petrolchimico per lo sciopero totale del personale dell’indotto, fermo da quasi due anni, e dei lavoratori giornalieri del diretto, che respingono i nuovi licenziamenti e denunciano il mancato rispetto del protocollo d’intesa del novembre 2014.

La protesta, preceduta nei giorni scorsi da sit-in davanti alla fabbrica e manifestazioni in consiglio comunale, è riesplosa all’arrivo delle lettere di licenziamento per 68 dipendenti dell’impresa “Elettroclima”, per 4 della “Nuova X Gamma” e la cassa integrazione per decine di maestranze della “Smim Impianti” e della “Sudelettra”. Questo nonostante l’impegno assunto dall’ente di riqualificare la raffineria entro il 2017.

Per centinaia di altri lavoratori dell’indotto, a fine dicembre scade anche la cassa integrazione in deroga, garantita dal governo regionale, mentre si delinea il rischio dei licenziamenti in massa se non riprendono le attività lavorative nella raffineria.

Recenti vertici tra Eni, Ministero allo sviluppo economico, Regione siciliana, Confindustria e sindacati avevano programmato una prima fase di ripresa con l’apertura di 10 cantieri di lavoro nel petrolchimico. Niente di tutto questo però è avvenuto. E il sindaco, Domenico Messinese, presente a tutti i tavoli di trattativa, rilancia con toni preoccupati il sospetto che l’Eni non voglia più mantenere gli impegni assunti e che,
dopo una presenza durata 60 anni, voglia andar via da Gela.