Il primo amore,

questa strana entità che sta in un vacuum di riflessioni, di paure, di sentimenti, di sorrisi, di sensazioni, di idee, di immaginazione.

Quando si è adolescenti, pian piano, si comincia a pensare a come sia il primo amore, a cosa significhi innamorarsi davvero, vedersi migliori e veder cambiare il mondo intorno a se, con quella sensazione di sentirsi diversi, di vivere qualcosa di veramente importante, unico, quasi infinito. Balle.

Sono cinico, lo so, ma quante volte ci siamo illusi che quel momento fosse per sempre e invece ci siamo rimasti male, ma male… Da starci male?

Quando il primo amore ancora non c’è, le giornate passano tutte uguali: il tempo scorre lento e silenzioso, i giorni sembrano lenti come le nuvole nel cielo d’un pomeriggio d’inverno.

Poi, è un’attimo: incroci uno sguardo, magari ti soffermi, e sembra che il tempo si blocchi. Le lancette dell’orologio si fermano e le persone si bloccano in mezzo alla strada, ghiacciate, immobili.

Pensi, e dici: “cavolo, è fatta“.

Poi cominci a sorridere, poi cominci a pensare, a riflettere e ti accorgi che quello sguardo ti è entrato dentro: cominci a capire che qual cosa sta’ cambiando dentro di te, e cominci a sentirti strano. Ti guardi allo specchio e, nonostante tu sia sempre lo stesso, ti vedi diverso, migliore, più sicuro di te, più sicuro di ciò che sai fare.

Arriva il momento di darti da fare: organizzi quell’incontro.

Tutto dev’essere perfetto e millimetricamente studiato: nulla può andare storto, perché sai che stai scrivendo momenti che ti resteranno dentro per sempre. Sei consapevole di stare per costruire qualcosa che resterà immortalato nel cuore.

Quell’ora si avvicina.

Senti dentro che l’emozione cresce: il cuore batte più forte ma tu, stranamente, ti senti sempre più carico, come una molla in pressione. I minuti sembrano non trascorrere più.

Cerchi il suo viso tra la folla e non lo trovi. Poi ti fermi sul ciglio della strada e ti perdi in quel silenzio tutto intorno. Non esiste più nulla se non te e lei.

Tutto prende una strada diversa, tutto ti sembra diverso, tutto ti sembra migliore: la magia si è compiuta.

Si è ripetuto quel miracolo che è l’amore, che da miliardi di anni si replica, consciamente o non.

Tutto comincia a sorridere: giornate di pioggia si trasformano in arcobaleni di luce e vivi il tuo tempo in simbiosi con lei, conoscendo a memoria ogni sua pausa e ogni momento giusto per poter parlare con lei, anche quando non siete insieme.

Le emozioni scorrono tra le dita, e vivi per la sua voce.

Scorre il tempo e le stagioni: l’inverno tramuta il suo sole in primavera, che cambia il cielo in estate. È il tempo di un fiore tra le dita, magari di un’anello che suggelli il vostro amore, eterno. Che fregatura.

Il tuo cuore è nelle sue mani: ogni tuo sentimento vive in funzione di lei e non ti accorgi di rimanere in bilico su di un cornicione. Cadere non è difficile, e non ti accorgi di quanto male ti potresti fare.

D’altronde, non è neanche colpa tua: in fondo, è il primo amore, e non hai un margine di paragone con cui poterti confrontare. Non sai mai quello che può succedere un’istante dopo.

L’addio è dietro l’angolo.

E così, una mattina, tutto finisce: quel sogno che ti sembrava eterno, quella meravigliosa fregatura che ha tenuto le redini del tuo tempo negli ultimi mesi, è finita. E non c’è più niente da fare.

Resti solo come un citròlo in mezzo alla strada: le foglie ti cadono, ingiallite, sulla maglia, e tu le scrolli via. Ma avresti soltanto voglia di urlare.

Ti ritrovi da solo, per la strada, un pomeriggio grigio, con dei nuvoloni che chiudono il cielo come il tuo cuore. E da allora è un muro in salita.

L’unico gusto ricorrente sulle tue labbra è quello salato delle lacrime calde e non più quello dolce delle sue labbra di miele. E ti senti un coglione.

Altro termine non c’è per essere riuscito a farti fregare come un pistola, come uno scemo che ci è cascato con tutte le scarpe.

Ti dicevano che era eterno: bugie, balle.

In un solo istante tutte quelle promesse di amore eterno, tutti quei baci, tutti quei sospiri e quegli abbracci davanti all’alba, se ne vanno per sempre.

Resta solo l’amaro in bocca di un’amore finito, ma le ferite bruciano ancora di più per quel primo amore che se ne è andato via per sempre, e non tornerà mai più.

Ti viene solo da pensare a quella fregatura, a tutto il tempo che hai investito, a tutto il tempo che hai dato e che ti è stato tolto: i tuoi abbracci, ora, sono quelli di altri. Devi fartene una ragione, e soffrire, giorno dopo giorno, giocando a farti male, a flaggelarti con il ricordo e con l’idea di non riuscire a rassegnarti. Ti corrono davanti tutte le scene che, in un solo istante, sono sparite, dissolte nel cielo, immortalate per sempre nel tuo cuore, chiuse in quello scrigno di amarezza che, inevitabilmente, si portano dietro.

Anche a me avevano detto che il mio primo amore sarebbe stato per sempre: è durato il tempo di un soffio tra le dita. Mi ha fatto troppo male, tradito da quello stesso sentimento che tanto ho cercato. Io nell’amore non ci credo più.