Sicilia, terra ricca di mistero e fascino, che vanta tradizioni culturali di oltre 3000 anni. Un mix di culture, dovuto alle numerose dominazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli.
Lo stesso mix è riuscito ad ottenerlo nel suo CD “Arenaria”, Mario Crispi, solista, suonatore di fiati etnici e musicista errante. Ha miscelato la nostra identità sonora con strumenti provenienti da tutte le parti del mondo, ma con una particolare assonanza con i suoni e il fare musica siciliano, le cui atmosfere si fondono con i suoni dei luoghi siciliani scelti, non a caso, per le registrazioni del disco.

La sua creazione nasce dall’abitudine del suo errare in ogni parte del mondo. Infatti Mario Crispi, anima degli “Agricantus”, uno dei gruppi italiani più innovativi degli ultimi anni, ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo, conoscendo musicisti, storie e linguaggi musicali diversi dai suoi.
Da questi viaggi ha portato strumenti fortemente espressivi poi utilizzati per riprodurre, in luoghi simbolici della Sicilia, dimensioni sonore che rendono l’idea della musicalità del territorio siciliano e la sua musica.

Ne è un esempio uno strumento armeno, il “duduk”, che, applicato al canto dei carrettieri, riesce perfettamente a riprodurre la maniera di cantare dei carrettieri di una volta. Ed anche il “digeridù” che, accoppiato al marranzano, tipico strumento siciliano, funziona alla grande, perché compatibile con esso.

I luoghi simbolo siciliani da lui scelti, non sono presi a caso. Infatti le registrazioni sono state effettuate in siti di particolare interesse acustico, come le grotte della Gurfah ad Alia (dette anche grotte Saracene), insediamento neolitico scavato nell’arenaria rossa.
In tale luogo la particolare atmosfera creata dai suoni degli animali e della vegetazione, ma anche l’acustica della grotta, riescono a creare una musica particolare. E ancora la registrazione notturna dei suoni del mercato ittico di Palermo, è lo spunto per un brano in dialetto che racconta la vita dei pescatori siciliani.

Altro riferimento alla tradizione è l’uso delle tecniche espressive legate al cunto palermitano, tecnica affabulatoria, di origine pre-federiciana, attraverso la quale si narravano le gesta dei paladini di Francia.
In “Arenaria”, l’esperienza di Crispi si intreccia con quella di altri musicisti ospiti. Il loro minuzioso impegno unito al fascino musicale del solista, ha permesso di creare un disco unico nel suo genere, affascinante e misterioso, in cui si avverte, forte, l’influenza della musica araba, dominazione che ha lasciato tracce indelebili riscontrabili in ogni campo.

Ogni brano racchiude profondi significati e racconta storie legate alle nostre tradizioni.
Un viaggio di suoni e voci nella profondità della Sicilia.