Il ruolo della donna all’interno della criminalità organizzata e il ruolo della cultura nella lotta alle mafie. Questi gli argomenti al centro del partecipato incontro dal titolo “L’altra metà del mondo mafioso. Donne d’onore: da vittime a carnefici”, organizzato dall’Associazione nazionale antimafia, Alfredo Agosta, in collaborazione con PiazzaGrandeAdv, e svoltosi al liceo Gulli e Pennisi di Acireale.
I relatori hanno approfondito la “questione di genere” interna al mondo mafioso e il ruolo di madri, mogli, sorelle e compagne, nell’universo criminale. A prendere la parola per prima è stata il sostituto procuratore Agata Santonocito, che ha evidenziato l’importanza degli incontri organizzati con gli studenti, definendoli “strumenti che permettono ai ragazzi di comprendere la società, approfittando dell’esperienza di chi organizza, per avere delle risposte in un tempo in cui sono sempre più frequenti le domande.  La mafia è un cancro – ha detto – un’entità che in modo subdolo si è inserita nei settori vitali della società civile”.
Santonocito è poi entrata nel vivo dell’argomento dell’incontro, sottolineando come, seppur l’universo mafioso sia prevalentemente maschile, le donne abbiano un ruolo importantissimo, rappresentando spesso un anello di congiunzione. Per esempio dal carcere al mondo esterno e viceversa, quando gli uomini vengono arrestati. Sono loro il veicolo di trasmissione delle notizie, anche in regime di 41 bis. Le donne hanno posizione rilevante anche nel traffico delle droga.
“Nel mondo mafioso la donna è molto rispettata – ha continuato la Santonocito. Il non rispettare la propria donna o le altre rappresenta un elemento di demerito nei confronti degli altri esponenti mafiosi. Non sono vittime e spesso incutono timore”. Secondo il sostituto procuratore, però, la donna può rappresentante anche un elemento di discontinuità: attraverso la propria formazione e l’educazione impartita potrebbe riuscire a cambiare l’atteggiamento culturale.
Il comandante della compagnia dei carabinieri di Acireale, Marco Salomone, ha evidenziato come il mutamento del ruolo della donna stia portando ad atteggiamenti familiari sempre più estremi, causati proprio dal fatto che le donne si ribellano e l’uomo reagisce con violenza. “Non ci si deve mai arrendere e anche i ragazzi – ha poi detto rivolgendosi agli studenti –  nel loro piccolo, possono fare molto”.
L’avvocato Vincenzo Mellia ha sottolineato come, nel mondo mafioso, le donne siano “donne d’onore” e carnefici. “Il fenomeno criminale si può combattere – ha affermato – anche attraverso la donna, che, nella mafia, rappresenta spesso l’asse di equilibrio della famiglie, educando i figli ai valori mafiosi, come l’omertà, ed esaltando la figura del padre”. Mellia ha poi parlato del ruolo del legale dei mafiosi, che deve difendere queste persone attenendosi ai fatti. Svolgendo insomma un ruolo “tecnico”.
Giuseppe Agosta ha ricordato il padre e, in particolare, il momento in cui chi lo voleva uccidere si avvicinò a lui ma non agì per la presenza della madre. “Allora – ha detto – non si sparava quando una donna era presente”. Agosta ha parlato poi del valore dell’antimafia e delle associazioni, della scuola e degli insegnanti. Insomma della cultura. “Solo questa – ha sottolineato – tiene lontana la mafia”.
Mariolina Malgioglio, moderatrice dell’evento e rappresentante dell’associazione, si è soffermata sul ruolo dell’Alfredo Agosta, nata per combattere quei fenomeni di abuso di potere a 360°, atteggiamento purtroppo ancora insito nella nostra società. La professoressa Colella ha esaltato la libertà di pensiero, mentre Fausto Sanfilippo, presidente dell’associazione Alfredo Agosta, ha ringraziato la platea. “Siete come piante – ha detto rivolgendosi ai ragazzi, che hanno partecipato ponendo numerose domande – e i vostri frutti saranno il nutrimento della società del futuro. Crescete forti e vigorosi”.