Sono già quattro dall’inizio dell’anno i suicidi di reclusi nei carceri siciliani e l’Isola da quasi due anni non ha più la figura del Garante dei detenuti.

Proprio in Sicilia, pochi giorni fa (26 agosto), un giovane italiano di 30 anni si è tolto la vita nel carcere di Gela. Si tratta dell’ultimo suicidio all’interno di un penitenziario italiano: il trentunesimo nel 2015.

“Continuo a ricevere messaggi e lettere di ex reclusi o loro familiari che mi chiedono consigli per ottenere il rispetto dei loro diritti”. Inizia così lo sfogo su Facebook di Salvo Fleres, unico e ultimo garante dei detenuti della Sicilia. Carica rimasta vacante dal giorno della  scadenza del suo incarico: il 16 settembre 2013.

E’ da allora. infatti, che i detenuti siciliani non hanno più il loro Garante. Il mandato di Fleres è scaduto il 3 agosto, dopo è scattata la proroga automatica di 45 giorni prevista dalla legge. E poi niente è successo. Il governatore siciliano, Rosario Crocetta, non ha nominato il successore di Fleres, nonostante i diversi ricorsi presentati in questi anni. L’ultimo è quello presentato dai Radicali alla Corte dei Conti proprio contro il presidente della Regione Siciliana.

Ma i messaggi e le richieste di intervento continuano ad arrivare. “La Sicilia, – continua Fleres – che era all’avanguardia, non ha alcun garante dei diritti dei detenuti. Credo che neanche l’Italia, nonostante le diffide di Bruxelles e la legge varata in merito, ne avrà mai uno all’altezza della situazione e soprattutto indipendente. A chi mi scrive mi limito a dare consigli generici, perché non posso fare altro. Questo mi dispiace molto in quanto si tratta di persone che hanno bisogno di aiuto. So che non è sufficiente ma non è colpa mia”.

Fleres, che in questi due anni aveva ricevuto rassicurazioni dal presidente della Regione su una rapida soluzione della situazione, senza però che dalle parole si passasse ai fatti, stavolta usa parole dure: “Il governatore Crocetta è responsabile di tutto questo ma soprattutto si è rifiutato di ascoltare le richieste formulategli con petizioni, diffide e denunce. Ma questo fa parte del suo strano modo di fare antimafia, ciò che mi meraviglia e mi indigna è che quanti avrebbero l’obbligo dell’azione penale, davanti a tali omissioni, stiano in silenzio. Insomma ci vuole fortuna anche ad essere reclusi!!! Buona fortuna a tutti”.