“Un pastrocchio, che rischia di portare a un vero pateracchio con effetti deleteri sul piano economico e sociale”. Pertanto, “si fermi tutto. Si trovi un accordo politico sulla proroga dei commissari. E si vada verso un disegno coerente, organico, funzionale, sulla base del confronto con l’Anci, con l’università, con le forze economiche e sociali”.

La Cisl Sicilia boccia il testo di riforma delle province che sarà discusso all’Ars tra qualche ora. “Il superamento degli enti intermedi è già nato male – scrive il sindacato guidato in Sicilia da Maurizio Bernava – dettato più da esigenze d’immagine e clientelari che da attenta visione strategica. Adesso, il pastrocchio rischia di diventare un vero e proprio pateracchio. Che, oltretutto, finisce col moltiplicare gli enti intermedi facendo lievitare inefficienza e costi”.

“Né ci sono ormai – sottolinea la Cisl – le condizioni per realizzare un riordino amministrativo che risponda al disegno di efficacia e organicità necessario nel contesto di declino economico-sociale e di crisi di funzionamento della macchina amministrativa”. Per la Cisl, “un lungimirante disegno di riordino dovrebbe realizzare criteri di economicità, efficacia dei servizi e dovrebbe agevolare lo sviluppo locale”.

“Fermate tutto”, si legge nel documento con cui il sindacato si rivolge a governo e Ars. Per la Cisl, “va subito adottata una norma di proroga dei commissari, in vista di una riforma autentica, che: individui con certezza le aree metropolitane; incentivi l’unione dei comuni per la gestione dei servizi; ridefinisca il rapporto tra Regione ed enti locali in vista di un serio superamento delle province”.

Già nelle prime ore della giornata era arrivato anche l’allarme della Cgil: “Non prevedere un numero fisso di Liberi consorzi di Comuni, lasciando aperta la possibilità che se ne creino di nuovi sulla base della contiguità territoriale e del numero minimo di 150 mila abitanti, è di per sé un fatto pericoloso che rischia di invalidare gli importanti effetti attesi della riforma delle Province”.

“Anzichè semplificare -dice Michele Pagliaro – si rischia il proliferare dei Consorzi, anche perché la soglia di 150 mila abitanti indicata è troppo bassa, cosa che certamente farebbe venire meno quegli obiettivi di efficienza, di economie di scala e di risparmio che la riforma delle province dovrebbe perseguire”.

Per il segretario della Cgil “rispondere alle aspirazioni dei territori significa metterli nelle condizioni di avere istituzioni efficienti, in grado di promuoverne lo sviluppo e l’occupazione. Invece abbiamo tutta la sensazione –conclude –  che il principio del mantenimento dei centri di potere stenti a lasciare il passo a pratiche più produttive”.