C’è un libro mastro delle tangenti dietro l’operazione ‘black list’ che ha permesso alla squadra mobile di Palermo di arrestare  due funzionari del Corpo forestale della regione siciliana ed il presidente di Rfi nonché dell’Ast , l’azienda Siciliana Trasporti, accusati proprio di aver intascato tangenti.

L’imprenditore in questione è Massimo Campione, che, insieme ai fratelli, guida un gruppo di imprese dalle  variegate attività, prevalentemente interessate ai lavori pubblici. Dopo i primi risultati di indagine Campione ha deciso di collaborare con gli inquirenti consegnando un ampio spaccato di corruzione attualmente al centro dell’inchiesta. In particolare sarebbe emerso il coinvolgimento della Sistet Tecnology srl, ditta agrigentina impegnata nell’istallazione e manutenzione di impianti di radiocomunicazione e di videosorveglianza, nei lavori riguardanti la gara di appalto indetta dal Corpo forestale della Regione siciliana dell´importo di circa 26 milioni di euro. L’appalto riguarda ‘ammodernamento tecnologico ed il potenziamento operativo del sistema di radiocomunicazione del Corpo forestale della Regione siciliana, compresa l’nstallazione di una dorsale digitale pluricanale e la realizzazione di un sistema di videosorveglianza di nuova generazione a tutela del patrimonio boschivo e delle aree naturali protette. La ditta si è aggiudicata la gara di appalto nel 2012.

Ma l’operazione di oggi è soltanto la punta di iceberg e coinvolgerebbe numerosi politici. Fra gli indagati risulta anche l’ex comandante del Corpo forestale della Sicilia Pietro Tolomeo la cui posizione è al vaglio della magistratura così come quella di alcuni personaggi politici. Iscritti nel registro degli indagati anche Giovanni Tesoriere, preside di ingegneria alla Kore di Enna, Libero Cannarozzi, ingegnere alla forestale, e Maria Grazia Butticè, compagna dall’imprenditore Massimo Campione.

Gli episodi fin qui ricostruiti e oggetto degli ordini di custodia odierni sono due. Nel primo caso, al centro delle indagini, è finito un appalto
pubblico per l’importo complessivo di 26 milioni di euro, per il quale sono indagati Marranca e Quattrocchi, a carico dei quali il reato ipotizzato è, per Marranca, l´induzione indebita a dare o promettere utilità, e per Quattrocchi, anche il reato di concussione.

Il secondo episodio riguarda Lo Bosco per il quale gli investigatori ipotizzano il reato di induzione indebita a dare o a promettere utilità.

Le indagini hanno registrato, secondo quanto reso noto dagli investigatori, una particolare “intimità” tra l´imprenditore agrigentino e i due
funzionari della forestale, Quattrocchi e Marranca, rispettivamente presidente della commissione di gara dei lavori in questione e successivamente Dec, direttore dell´esecuzione del contratto e Rup, responsabile unico del procedimento della medesima gara d´appalto. I due funzionari pubblici, secondo gli investigatori, si sarebbero resi disponibili a “sbloccare” situazioni di stallo nel’esecuzione dei lavori da parte della
Sistet tecnology, aggiudicataria della gara e di cui l´imprenditore agrigentino era l´amministratore, ponendosi “in una condizione di stabile asservimento agli interessi personali ed economici dell´imprenditore, cui garantivano, con decisioni conformi agli interessi d´impresa, un iter dei lavori privo di ‘intoppi’, non sottoposto a particolari vagli, chiedendo in cambio versamenti di denaro illecito a titolo di tangente pari a 149.500 euro per il Quattrocchi e 90.000 euro per il Marranca, oltre a regali vari ed assunzioni per la compagna e la figlia del Marranca”.

L’altro progetto al centro dell’inchiesta sarebbe legato, tra l’altro, alla realizzazione di un sensore meccanico-elettronico da installarsi sui mezzi ferroviari italiani e che la società Rfi, Rete Ferroviaria Italiana si proponeva di acquistare. E qui si inserisce la figura di Dario Lo Bosco, presidente Rfi, che si sarebbe dichiarato interessato all’acquisto del sensore, inducendo l’imprenditore, sostengono gli investigatori, “a versare
una tangente, in più tranche, pari a 58.650 euro”.

Le indagini, svolte anche attraverso attività di intercettazione telefonica ed ambientale, hanno consentito di rinvenire in possesso dell´imprenditore empedoclino, un vero e proprio libro mastro delle tangenti, in cui annotava meticolosamente e con cura cronologica i vari esborsi o regalie effettuate nei confronti di soggetti pubblici utili ai fini dell´impresa. I nominativi degli odierni indagati risultano citati, tra gli altri, nel libro mastro sequestrato.

Per il procuratore Francesco Lo Voi il quadro che ne deriva è “deprimente. Uso lo stesso aggettivo utilizzato nei giorni scorsi dal procuratore di Roma per definire il fenomeno della corruzione, ma che può essere utilizzato per descrivere, non la quotidianità, ma la pervasività del fenomeno corruttivo”.

“Ci siamo ritrovati a venire in possesso di elenco di documenti, un misto tra un vero e proprio ‘libro mastro’ – ha detto Lo Voi – e una lista della spesa. Un libro mastro con quanto pagato dall’imprenditore, con nomi, date e cifre”.